Archivio dell'autore: Teresa Pallucchini

L’empatia e le origini della crudeltà

Un libro di Simon Baron- Cohen” La scienza del male. L’empatia e le origini della crudeltà”- uscito recentemente da Cortina- cerca di rispondere ad un interrogativo molto inquietante: perché l’uomo compie azioni crudeli incomprensibili ad una persona “normale”. Si analizzano mostruosità dell’uomo come soggetto collettivo( genocidio) e come persona individuale
( omicidi, abusi, violenze).
Come una mamma può uccidere il proprio figlio, come un padre può abusare delle persone a cui è legato, come una società può arrivare a distruggere in modo sistematico una minoranza etnica:ogni azione è diversa, ma “la banalità del male”( di cui parla Hanna Arendt, esaminando il personaggio di Eichmann) non può non farci sentire coinvolti di fronte a scelte efferate quali la shoà.
Il libro partendo dalla storia individuale dell’autore( ebreo a cui il padre raccontò gli esperimenti operati sugli ebrei da parte dei nazisti) cerca di mettere a fuoco la malvagità e la crudeltà umana non in ambito morale ma “scientifico”.
L’autore è uno psicopatologo, professore a Cambridge, specializzato in problematiche di autismo infantile, e sostiene che è proprio la mancanza di “empatia” che provoca l’origine della crudeltà. Nella mancanza di empatia- la incapacità di mettersi nei panni dell’altro- si cerca un ipotesi scientifica di tipo esplicativo. Molti scienziati( Boncinelli parla di “Basi biologiche della cattiveria. Attenti alle scorciatoie scientifiche”) hanno criticato la scarsa fondatezza di queste ipotesi, ma mi sembra comunque interessante capire la tesi dell’autore.
Sappiamo che spesso la incapacità di intendere e di volere è una formula molto difficile da diagnosticare , il libro spiega un ampio spettro di fenomeni diversi nella loro gravità: dalla guerra ai comportamenti scorretti, dai comportamenti antisociali agli omicidi.
Lo studio e le ricerche sui disturbi di personalità, autismo/psicopatia/ narcisismo, dimostrano circuiti neuronali simili, con esiti molto diversi nelle scelte delle persone affette da tali problematiche. Il comportamento di una persona autistica è profondamente diverso dalla modalità di uno psicopatico, ma anche nelle neuroscienze il dibattito tra il determinismo genetico e l’ambiente è importante, per cui sei si nasce con una scarsa empatia è poi l’aspetto ambientale che porta ad un certo sviluppo evolutivo.
Questo libro ci dà indicazioni interessanti, non esaustive. La scienza di fronte alla soggettività del percorso umano è debole, ne possiamo sconfessare alcuni assunti,ma è importante poter darci delle risposte: autodifesa, controllo? Forse si.
 

L’epoca delle passioni tristi

In questo giornale spesso ci si chiede se il clima catastrofico della economia può avere effetti depressivi: ho riletto un testo di qualche anno fa illuminante in questo senso. Il libro è stato scritto a due mani da uno psicoterapeuta di origine tedesca ed uno di origine argentina (Schmit e Benasayag L’epoca delle passioni tristi, Universale Economica Feltrinelli) e vede come gli adolescenti risentano del clima sociale. Possiamo allargare anche agli adulti questo punto osservativo? Come la crisi sociale può portare le persone alla sensazione della catastrofe? Dicono gli autori: “La minaccia è iatrogena, tende a rompere tutti i legami tra le persone sul nostro stato di salute”. Come il senso di depressione che respiriamo ogni giorno – licenziamenti/ disoccupazione/ fragilità del contratto di lavoro ecc. – può entrare nella nostra area psicologica? Se nel nostro lavoro abbiamo sempre considerato il mondo interno, ora è importante analizzare l’influenza della “crisi”. Quello che ci circonda, minaccioso per i giovani, incide nella sfera psicologica. Dicono gli autori: “La crisi individuale, psicologica, risulterebbe iscritta in una crisi più generale… in quanto clinici dobbiamo riflettere su questo nuovo disagio che è fonte di molta sofferenza …dobbiamo discernere meglio le fonti del malessere in cui viviamo noi e i pazienti con le loro famiglia …”. Cosa connota questa crisi: da una parte la mancanza ormai generalizzata di un principio di autorità, dall’altra una incerta prospettiva per il futuro (da futuro- promessa a futuro-minaccia). Una vasta letteratura sulla adolescenza prolungata è focalizzata sugli aspetti ansiogeni. Cosa è cambiato nel modo di educare i figli? Il senso della minaccia ha ormai spodestato il senso del “desiderio” nella educazione, senso che dobbiamo invece recuperare nel rapporto con i pazienti. Dunque il problema centrale che pone questo libro è: quali sono i limiti tra una società in crisi e un individuo in crisi. Gli autori parlano di una direzione della cura per lo psicoterapeuta, cioè non avere formule, ma bisogna accostarsi agli adolescenti ed alle loro famiglie considerando i profondi cambiamenti sociali. Gli autori ricordano come nella Germania nazista degli anni ’30 si affermava in modo paranoico la necessità di difendersi, nella nostra società spesso è l’altro – il diverso da noi, il pazzo, il rom – che ci spaventa e noi dobbiamo lavorare per aiutare le persone a uscire da questo tunnel e ridare il senso del legame.