Io e lei, regia di Maria Sole Tognazzi

di

io-e-leiMarina (Sabrina Ferilli: bravissima, e perfettamente calata nel ruolo) e Federica (Margherita Buy: idem come Ferilli) stanno insieme da cinque anni, vivono in un bell’attico romano con un gatto e il collaboratore filippino gay. Marina è omosessuale da sempre, ha un passato di attrice e un presente come imprenditrice nella ristorazione, è piaciona, popolare e genuina. Federica ha un passato di moglie, ha un figlio adulto, fa l’architetto, non si considera lesbica, è introversa e riservata e non vuole che in giro si sappia che sta con una donna.

Un bel giorno un uomo tornato dal passato di Federica mette in crisi la loro relazione normale fatta di alti e bassi proprio come quella di una coppia uomo/donna, seguono confusione, dubbi, tensioni, discussioni, domande, ricostruzione.

Io e lei esibisce la normalità e il quotidiano di due donne che si amano e lo fa con toni mai esagerati, con delicatezza, alcune banalità e qualche ripetizione proprio a dimostrazione che la vita di Marina e Federica è uguale – anche noiosamente uguale – e ripetitiva, proprio come quella di una coppia formata da un uomo e una donna e che l’amore è sempre comunque amore.

 

 

 

Un pensiero su “Io e lei, regia di Maria Sole Tognazzi

  1. pierfranco bianchetti

    Donne che amano altre donne non sono una novità di oggi al cinema. Questo tema ormai non più scandoloso mette in evidenza una semplice verità come scrive Ilaria.
    Coppie etero o omo hanno le stesse problematiche, le stesse difficoltà di relazione. L’amore con le sue sfaccettature è sempre lo stesso.
    Nel 1931 con “Ragazze in uniforme” di Léontine Sagan tratto da un dramma teatrale, il cinema tedesco all’ epoca all’ avanguardia prima dell’ avvento del nazismo, aveva già affrontato l’ argomento scottante dell’ omosessualità femminile. Siamo in un collegio prussiano riservato alle figlie degli ufficiali e un’ allieva si innamora della sua insegnante dandosi la morte per la vergogna di essere stato scoperta.
    Nel 1935 William Wyler firma “La calunnia” da un testo della grande scrittrice Lillian Hellman, storia di una ragazzina che accusa due insegnanti di avere una relazione tra loro nella comunità bigotta del New England. Nel 1962 Audrey Hepburn e Shirley MacLaine dirette dallo stesso regista saranno le protagoniste del remake intitolato “Quelle due”.
    L’ottimo Claude Chabrol nel 1971 dirige “Les biches- Le cerbiatte”, vicenda di un triangolo sentimentale tra due ragazze e il terzo incomodo, un affascinante architetto nella Saint Tropez di fuori stagione.
    Molto più crudo è “Immacolata e Concetta”, 1980 di Salvatore Piscicelli, la passione travolgente tra due detenute che continua anche fuori al carcere a Pomigliano d’ Arco in contrasto con l’ ostilità maschile e i tabù sociali.
    Ancora nel sud si svolge il recente “Viola di mare” di Donatella Maiorca con le bravissime Isabella Ragonese e Valerio Solarino, l’ amore scandaloso tra Angela e Sara nella Sicilia dell’ Ottocento.
    Come non ricordare infine “La vita di Adele”, film francese di grandissimo successo tenero, romantico, appassionante.
    L’incontro al bar tra le due protagoniste dopo la fine della loro storia è d’antologia. Si rimane sconvolti dalle lacrime di Adele che implora la sua ex compagna di tornare con lei, ma invano.
    Sì perchè “l’ amore è una cosa meravigliosa” sempre…………….

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