La gelosia, regia di Philippe Garrel

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Amarsi a trent’anni: declinazioni, divagazioni e domande sul tema.

Louis – attore squattrinato e sempre (troppo) spettinato – convive in una piccola mansarda con Claudia – attrice disoccupata e insoddisfatta, soprattutto della mansarda, una prigione -.

Lui ha anche una figlioletta – avuta da un precedente matrimonio, di cui vediamo l’epilogo all’inizio del film – con la quale ha un bel rapporto, ricco di complicità e tenerezza.

Louis e Claudia si amano e si tradiscono fino a quando lei lo molla per un architetto che le offre un lavoro e soprattutto una casa grande, luminosa, e dove circola l’aria.

Louis non la prende molto bene, e tenta il suicidio.

Amore, dipendenza, tormento, separazione, rassegnazione: Philippe Garrel pesca dal suo vissuto, sceglie gli interpreti in famiglia, analizza i sentimenti, sparge interrogativi senza dare soluzioni e il tutto – molto Nouvelle Vague, confezionato in un elegante suggestivo bianco, nero e grigio – o piace da impazzire oppure irrita e annoia.

Dura soltanto 77 minuti, per fortuna.

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