Sinfonia di Leningrado

di

sinfonia_leningrado_01

Sarah Quigley è una delle più note scrittrici della Nuova Zelanda, e questo suo “Sinfonia di
Leningrado”(Neri Pozza), dopo essere stato in vetta alle classifiche in patria, è pubblicato ora in vari Paesi. Da noi sta avendo un certo successo, soprattutto per il passaparola di lettori e lettrici che, come me, hanno letto le 380 pagine del libro tutto d’un fiato.
E’ stato definito, una “musical fiction” perché, oltre a una toccante ricostruzione storica dell’assedio di Leningrado da parte delle truppe naziste, è il racconto della rocambolesca composizione della settima sinfonia di Shostakovic, dedicata al martirio della sua città. Al centro del romanzo, oltre al geniale compositore e alla sua famiglia, un gruppo di artisti, musicologi, direttori d’orchestra, violinisti e ballerine classiche, la crème culturale e musicale della città, che ha cambiato più volte nome (oggi è tornata a chiamarsi San Pietroburgo), ma è sempre la più affascinante della Russia.
L’azione si svolge dalla primavera-estate del 1941, all’estate 1942, quando le truppe tedesche stringono d’assedio la città, distruggendo molti edifici, mietendo vittime e riducendo alla fame gli eroici sopravvissuti. Gli esponenti più illustri, e fra questi il direttore dell’orchestra filarmonica Mravinski, vengono fatti evacuare in Siberia, ma il compositore più noto, Dmitri Shostakovic, mettendo a repentaglio la bella moglie Nina e i loro due figli, insiste a rimanere sotto le bombe tedesche, per comporre la sinfonia che celebrerà per sempre l’eroica resistenza della sua Leningrado. Rimane il timido e insicuro direttore dell’orchestra radiofonica, Karl Eliasberg, con un gruppo di orchestrali ormai esangui, decimati dalla fame e dalle bombe e l’amico violinista, Nicolaj Nicolaev che attende, sempre più sfiduciato, notizie della figlioletta che ha mandato da lontani parenti. Shostakovic e gli altri musicisti rimasti, sono costretti a scavare trincee e a fare la guardia di notte sul tetto del Conservatorio. Nelle poche ore libere, con le mani sanguinanti, continuano a suonare e a scrivere musica a lume di candela, in case sempre più devastate.
Alla fine, l’amore per la musica trionferà sulla brutalità della guerra: la sinfonia verrà eseguita dal fragile direttore e dai suoi eroici orchestrali e lo spartito di Shostakovic, inviato in maniera avventurosa negli Stati Uniti, darà vita a un concerto memorabile diretto da Arturo Toscanini .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *