Ancora cinque minuti

di

pennac

Ho finito Pennac “storia di un corpo” .. Stupendo e stupefacente.. L’avevo iniziato la scorsa settimina, ma poi il lavoro a kronach mi ha sospeso il tempo. Sì non sono più in grado di fare contemporaneamente più cose. Ho preso la consulenza per la mia vecchia azienda sperando di poter portare avanti sia l’attività di analista che l’avvio della nuova società: di fatto ho solo fatto l’analista e la mia società langue… Perché ti prende il senso del dovere e di solito il senso del dovere ha la fisionomia della esclusiva, anche se il mio contratto prevedeva il parttime.. O forse sono io che non so più come si fa a lavorare?
È vero che si impara in fretta a godere del tempo, a sentire il gusto del concedersi la fisicità della frase ” ancora cinque minuti” perchè quello che mi è mancato in questi ultimi 30 anni è la lentezza delle cose, il poterne gustare la dimensione pienamente sensoriale: sono diventato un bulimico del tempo, inoltre, speso in cose che non mi hanno creato “esperienza vitale” ma “solo” professionale… forse…
Leggendo Pennac alla fine mi sono chiesto: “che dimensioni di vita potrebbe narrare il mio corpo?” Mi ricordo con sorriso e dolcezza le mie vacanze da bambino a sulle colline di Parma, con le mucche ed in mezzo al grano o cercando il gatto rosso nel fienile.. Il latte caldo di stalla e la torta rustica delle signora Meri, il suo pane cotto nel forno a legna sulle foglie di castagno.. La signora Meri è un po’ la mia Violette. Poi l’adolescenza introversa e rivoluzionaria.. Ma poi subentra l’oblio di una gioventù ed un tempo sfumato in cui ho fatto cose ho visto gente ed ho fatto cose. Ora mi ritrovo a 52 anni a ri-iniziare da capo e lo ammetto mi è difficile. Ho paura? Forse, anzi sì. Ma ho la paura di non aver più voglia, di essere vecchio. Invidio la generazione del protagonista di Pennac, la generazione di mio padre. Le persone che hanno vissuto enne vite. La frustrazione della mia generazione ma soprattutto di quella seguente è che non abbiamo avuto vite da vivere ma solo cose da rincorrere. E non perché ci hanno portato via il futuro, ma perché non lo abbiamo neanche mai conosciuto, così intenti ad inseguire sogni senza realizzare i desideri.
Questa settimana la dedico a me stesso. La mia società si chiama già AdPro anche se ancora ufficialmente non esiste. Ma esisterà entro venerdì. Promesso. Intanto ho un dominio, è come avere un piccolo feudo anche se virtuale 🙂 ed il mio maniero sta crescendo piano piano.. Ci vuole solo un po’ di spinta.

Ecco, ho appena applicato “ancora cinque minuti” .. Li ho spesi in questo pensiero.. E pensare è un lusso utile.. Ora inforco la moto e vado all’ordine degli ingegneri.. Buona giornata, anche a me stesso.

Un pensiero su “Ancora cinque minuti

  1. Anny ciaoooo!!!!

    Se la tua crisi ti sta facendo riscoprire il vero te stesso, che sia benedetta! Toccato il fondo non si può che risalire…in bocca al lupo, Francesco!

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