Archivio dell'autore: Letizia Rittatore Vonwiller

Informazioni su Letizia Rittatore Vonwiller

Letizia Rittatore Vonwiller ha scritto e scrive per varie testate del gruppo Rizzoli (Io Donna, Casamica, Amica), occupandosi di attualità, arte, libri e bellezza. L'opportunità di lavorare per la bellezza le ha fatto scoprire un mondo affascinante. È convinta, come Dostoevskij, che "la bellezza salverà il mondo".

Tutti al Give! il 1° Festival Volontariato Giovanile a Milano

Per la prima volta a Milano GIVE! Il Festival del volontariato giovanile. Gli obiettivi? Promuovere, valorizzare e sostenere il volontariato, offrendo stimoli e opportunità a chi desidera impegnarsi e rendersi utile, in particolar modo i giovani. La Cordata ospita questa prima edizione di Festival Give! Un evento nuovo con incontri, con musica, spettacoli, workshop all’interno  della sede de La Cordata, via Zumbini 6: gli spazi a disposizione son il giardino, l’anfiteatro, l’auditorium e uno spazio espositivo per fotografie e opere d’arte. Il Bonaventura aperto a pranzo, aperitivo e cena.

Info: http://bit.ly/12YaGiC

Su Facebook: http://bit.ly/festival-give

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Un furgone per aiutare sè stessi e gli altri

Le persone con Hiv/Aids della casa alloggio di Quintosole, guidate da Stefano Spadoni, raccolgono alimenti scaduti nei supermercati per portarli nei centri d’assistenza. Un lavoro contro lo spreco, un modo dignitoso per rientrare in società. Qualche anima buona potrà fargli dono di un nuovo furgoncino? Chiedete a Giorgia Morera maggiori informazioni sul progetto telefonando a: Comunità del Giambellino, via G. Bellini 6, 02.425619 oppure 02.48952290.

La Bicocca su misura per i bambini

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Fondazione Pirelli e Hangar Bicocca sono molto attive nel far conoscere ai bambini (e ai genitori) sia la zona Bicocca sia l’arte. Si è appena svolta una caccia al tesoro “Scoprire Bicocca: 1450-2013, Caccia alla Bicocca” aperta ad adulti e bambini per scoprire le grandi trasformazioni di quest’area di 700mila metri quadri.

Hangar Bicocca poi offre a bambini e ragazzi con il programma HB Kids attività gratuite durante il weekend, mattina e pomeriggio la possibilità di avvicinarsi all’arte contemporanea divertendosi.
 Mette a disposizione un centinaio di libri da leggere e da colorare. Un Arts Tutor è sempre disponibile all’interno dello spazio per guidare i bambini nella scelta dei libri o dei giochi.

I ragazzi più grandi, tra gli 11 e i 14 anni, possono muoversi autonomamente all’interno dello spazio polifunzionale, che mette a disposizione postazioni telematiche per la ricerca on-line.

Per chi ama il cinema HB Kids presenta “Cinema da scoprire”, una serie di rassegne cinematografiche con cadenza settimanale e suddivise in cicli tematici dedicate ai più giovani e alle loro famiglie. Tutto in collaborazione con il MIC, Museo Interattivo del Cinema, nuova sede della Fondazione Cineteca Italiana nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi.

Il risveglio di Via Catullo, ZONA 8

Il cortile di un’antica casa di ringhiera vicino ai ponti delle Autostrade di piazzale Kennedy, è stata l’inconsueta location per uno dei 200 concerti previsti da Pianocity.
Via Catullo è stretta, evitatissima, e  collega viale Certosa a via Gallarate; soffre di rilevanti problemi di marginalità sociale, di degrado edilizio e ambientale. E’ un microcosmo affollato di problemi, ma anche ricco di potenzialità e risorse. In preparazione del concerto, abbiamo visto spuntare alcune piantine di qualcosa che è stato seminato con il lavoro dei  cittadini residenti nella via, il Comitato x Milano di Zona 8, a cascata l’Amministrazione comunale, il Consiglio di Zona 8, il Politecnico con il progetto Polisocial. Questo “qualcosa” è il risvegliare la luce  della partecipazione in un gruppo di persone che sino a ieri se ne fregavano di tutto ciò che qui accade. E accade molto, qui. Magda, Florentino, Ibrahim, Dener, Karol, Vanda, Tess, Luigi, si sono dati un gran daffare nel preparare al meglio il cortile o portando agli ospiti non solo loro preparazioni culinarie multietniche (e squisite), ma anche il loro cuore (immagine retorica, ok, ma l’unica che rende l’idea di ciò che è successo davvero. E comunque il cuore … non era tra i cibi preparati!).

E’ stato una rivincita: verso le comunità di alcune altre etnie che non vogliono inserirsi,  verso il negoziante che non ha appeso in vetrina  la locandina del concerto, verso chi fa il giro lungo per non passare da via Catullo o chi non dava una lira all’idea di “un Politecnico” potesse aiutarci a studiare un progetto di rigenerazione e riscatto. Aprire questo “ghetto”  alla città con il concerti è stata una condizione essenziale per avviare un tale progetto.

Dopo lo splendido concerto di musica contemporanea – tenuto da Andrea Macchi –  è stata una festa nella festa. Noi che abitiamo qui, ci siamo mangiati insieme – stanchi ma contenti – un po’ di avanzi, ripulendo il cortile e rimuovendo gazebo, tavoli, e piatti sporchi. E abbiamo parlato. E ancora un po’ si piangeva. E abbiamo pensato che indietro non si può tornare,ma solo andare avanti.Avanti sulla strada della condivisione delle situazioni problematiche della casa e della via, avanti sull’essere solidali tra noi, avanti nel coinvolgere altri. AVANTI. Ci si è bevuto il bicchiere della staffa, che Ibrahim (unico rappresentante della folta comunità senegalese residente)  ridendo, ha rifiutato in un perfetto italiano. Tutto finito, pian piano ci si saluta e si rientra nelle case, ma qualcosa ancora da dirci ci riporta per un attimo giù. Ibrahim entra in casa, ne esce tenendo in mano un libro. Che mi porge con il viso impassibile e nero nero. Al momento dò solamente un’occhiata al libro, presa e stupita  più per il suo gesto squisito e inaspettato, che dalla sostanza della cosa. Poi abbasso gli occhi e leggo: SUI DIRITTI DELLE DONNE, di Mary Wollstonecraft. Mi si accappona la pelle. Lo guardo. Lui sempre impassibile e nero nero, mi gira le spalle e se ne va.Io gli urlo un GRAZIE che mi si stoppa in gola a metà. Abbiamo scopato via dal cortile le briciole, ma non i sorrisi scivolati dalle labbra, pulito con la canna dell’acqua il vino rovesciato, ma non la fatica gioiosa, richiuso il gazebo e tolto i fiori. Ma chissà perché, anche stamattina, li vediamo ancora lì. Miracoli a Milano. 


Donatella Boccalari

Un incontro straordinario in Zona 9

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Martedì 7 maggio i Quartieri Tranquilli hanno conosciuto molte delle associazioni di volontariato e onlus della Zona 9, promosso dalla vicepresidente del Consiglio di Zona 9, Antonella Loconsolo.  L’incontro è stato così interessante che ci stimola a proseguire sul cammino intrapreso e a cercare di realizzare i sogni di tutti. Per quanto è possibile.

Per esempio, il doposcuola di Villa Litta ad Affori vorrebbe portare alla gratuità i corsi frequentati da bambini stranieri e utili per la coesione sociale e di organizzare una Bacheca scolastica, in cui fare scambi (da libri a passeggini).

L’Associazione per Anziani della Bicocca, ex lavoratori Breda e Pirelli, che insegnano a usare i computer ad anziani, ed extracomunitari, che fanno prevenzione sanitaria e hanno anche pubblicato con racconti di Natale e fiabe di nonne, ha bisogno di una sede più grande.

Ci sono piaciuti anche per il loro grande disponibilità: il signor Avella dell’Ada (associazione diritti anziani) che fa attraversare i bambini davanti alle scuole, Marco Poletti di Terra del Fuoco, che ha un laboratorio pubblico dove cerca di risolvere i piccoli problemi di artigianato, come riparare tavoli, sedie; il signor Luciano Vacca che ha l’aspirazione di rendere tranquilla la via Giulio Bellinzani; Giovanni Garofalo di 9×9, associazione che mette in rete operatori commerciali, che organizzerebbe una merenda con striscioni che raccontano la storia del quartiere.

L’Asnada, con sede ad Affori, che cerca di abbattere muri linguistici e ha laboratori manuali, vorrebbe uno spazio permanente. L’associazione Isola Revel che cerca di rafforzare legami e identità ha bisogno di appoggi per organizzare i vari festival (Clown, Jazz). Pandora che fa attività di intercultura ha il sogno di riuscire a organizzare un doposcuola per valorizzare i talenti dei bambini più dotati.

L’Associazione DEDEP (design democratico partecipato) che lavora con bambini e genitori organizza giochi sull’educazione della pace, desidera aprire un Ecomuseo metropolitano per far scoprire la storia della zona Nord.

I Quartieri Tranquilli hanno un grande lavoro davanti a loro, ma l’entusiasmo è enorme.

La Pirelli ricorda gli anni di guerra

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Dal settembre 1943 al 25 aprile del ’45 Milano fu sotto l’occupazione nazifascista, mentre veniva bombardata dagli americani e dagli inglesi.

La Pirelli fu uno degli obiettivi più colpiti. Gli operai Pirelli capirono di dover sabotare la produzione di materiale utile all’esercito tedesco. Scioperarono, scioperarono per il pane che mancava e per dimostrare al mondo il loro coraggio, il desiderio di libertà. Molti finirono in carcere. Il 23 novembre 1944, dopo la proclamazione di un ennesimo sciopero, le SS fecero una retata e arrestarono in modo casuale 183 operai, 167 dei quali furono deportati nei lager nazisti. 25 non tornarono.

Oggi, all’interno di un cortile della fabbrica Pirelli, in viale Sarca 222, c’è una targa commemorativa. L’Anpi (associazioni nazionale partigiani d’Italia) di Pratocentenaro della zona 9, guidata con orgoglio dalla sua presidente Inge Rasmussen, che ogni 25 aprile, giorno della Liberazione, compie un percorso posando corone nei punti dove morirono per i bombardamenti o per le fucilazioni operai e donne, vorrebbe trasferire la targa all’esterno dell’edificio e realizzare davanti alla stazione Greco Pirelli un monumento, chiedendo la collaborazione degli studenti dell’Accademia di Brera per il bozzetto e il progetto. Così questa testimonianza potrebbe essere visibile per tutti. L’azienda Pirelli è pronta a collaborare. Quartieri Tranquilli si adopererà perché questo avvenga.

Arrendersi

Adolescenti che protestano, madri che proibiscono. Trucco sì, trucco no? Questo l’oggetto del contendere.  Le madri siano comprensive. Come fa una ragazza a sottrarsi alle mirabili attrazione del make up, fra profumerie, negozi invitanti e pieni di colori? Per non parlare di rossetti e belletti visti nel bagno di casa. Meglio concedere qualcosa che negare tutto. E “lavorare” sugli errori. Uno di questi, per esempio, è nascondere brufoli e imperfezioni sotto strati di fondotinta, ostacolando la respirazione della pelle. Applicare, semmai, un correttore (ce ne sono di curativi) solo nei punti in cui è necessario usando un pennello piccolo, è preferibile. Ombretti troppo colorati non sono da mettere per andare a scuola (i professori sono poco comprensivi), mentre un po’ di mascara sulle ciglia superiori è concesso, evitando le inferiori che lasciano segni scuri ed enfatizzano eventuali occhiaie. Permesso sperimentare invece in previsione di una festa. Spingete vostra figlia a partecipare alle sedute organizzate dalle aziende cosmetiche nelle profumerie e nei grandi magazzini. Sono proprio queste le occasioni che fanno conoscere i punti del viso da mettere in risalto o da “perfezionare” e fanno acquistare dimestichezza con colori e pennelli. Perché, è noto, il trucco giusto valorizza, il trucco sbagliato imbruttisce.

Voi maschi, quante volte lo fate?

Uomini vanitosi come le donne? Quasi sì. Una recente ricerca ha messo in evidenza un avvicinamento fra i due sessi in fatto di cura di se stessi. Alla domanda “Quante volte al giorno ti guardi allo specchio?”, il 50 per cento degli intervistati e il 52 per cento delle intervistate ha risposto “due volte”. Il 4% (contro il 7% delle donne) ha dichiarato di controllare il proprio aspetto anche una volta all’ora e il 14% (contro il 27% donne) ogni due ore. Voi maschietti di Tranquilla, quante volte lo fate?

IN BICI COAST TO COAST PER RUVUMA

Volevo segnalare un libro che mi ha entusiasmato, anche se sono solo una ciclista della domenica: “Costa quel costa” di Emilio Dalmonte (ed. Danilo Montanari), un diario di un viaggio coast to coast in bicicletta. Partenza da S. Diego, in California, e arrivo a S. Augustine, in Florida, per un totale di 5200 chilometri, otto stati, 55 giorni. Racconti divertenti, riflessioni, emozioni, riferimenti eno-gastronomici, accompagnati da almeno 800 foto e itinerari su piantina, sono stati raccolti nel volume dall’autore che ha fatto questo viaggio in solitario.
Spiega nella prefazione Dalmonte, romagnolo di Cotignola e vice direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea prima a Bruxelles, poi a Roma, spiega: “Ogni tanto un po’ di solitudine fa bene. Serve a permettersi lussi ormai rari, come fermarsi a pensare, non misurare il tempo e vivere quei ritmi lenti a cui non siamo più abituati. Significa (ri)entrare in contatto con la natura e lasciarsi prendere dall’emozione di un suono o di un’immagine. Aiuta ad ascoltare il proprio corpo e a conoscere i propri limiti. Stimola la curiosità verso l’altro e l’apertura d’animo. Predispone all’ascolto. Paradossalmente, viaggiare da soli è la maniera migliore per non essere mai soli”.

Dalmonte ha poi deciso che questa storia potesse essere utile a qualcuno. Così ha voluto destinare il ricavato a un’ associazione onlus che gestisce un ospedale e varie scuole professionali nella zona di Ruvuma, in Tanzania. Il direttore sanitario dell’ospedale, amico di Dalmonte, è un chirurgo italiano che si reca varie volte all’anno in questa struttura per operare gratuitamente. Il libro si può comprare collegandosi su http://www.ruvuma.it.