Archivio dell'autore: Redazione Quartieri Tranquilli

Argento di Capodanno

A Capodanno l’imperativo è fare faville. Invece dell’oro può essere stuzzicante giocare tutto sul più pallido e lunare argento, con una sfiziosa e indimenticabile décolletée. Un pezzo femminile, garbato ma disponibile alle follie, unico e originale: tutti attributi che s’addicono, come auspicio, all’anno nuovo che va a iniziare.

Ballerine per le feste

Bando alle smorfie di sufficienza. I tacchi da suicidio del metatarso non sono un obbligo per le parate da gran feste e non sono garanzia di look riuscito. Se volete godervi Natale e Capodanno in tutta comodità e nel massimo del decoro, volate pure basso ma adagio su delle fidate ballerine. Tanto meglio se con un dettaglio luccicante di cristalli e rivestite per l’occasione da un nobilissimo raso.

Scambio di regali

Quante volte vi sarà capitato di ricevere dei regali agghiaccianti, soprattutto in ambito vestiti e affini, che non avete neanche avuto il coraggio di riportare al negozio per chiedere un cambio.Quante sciarpe finite nel fondo dell’armadio, quanti golf mai messi. Eppure ciò che per voi è brutto per qualcun altro è un capo imperdibile. E allora, se avete un gruppo di amici aperti alle novità, perchè per quest’anno invece dello scambio dei regali non proponete uno swap party? Per capire cosa significa questa forma di festa, guardate questo bel video di Kumo Videolab (operatore di ripresa Patrizio Agabiti, editing Alexey Alankin)

Per Natale, i pesci dimenticati

Arriva il Natale e come vuole la tradizione, sulle nostre tavole, tra i vari piatti tipici sicuramente non mancherà del buon pesce. È bene però sapere che non esistono solo dentice, spigola, orata, aragosta: è possibile preparare delle buonissime pietanze anche con il pesce spatola, con la lampuga la Leccia Stella, alcune tra le tante specie ittiche quasi dimenticate anche se ottime, salutari e soprattutto, visti i tempi di crisi, poco costose.

Nonostante inquinamento e sfruttamento, sono circa 200 le specie ittiche che vivono nelmar Mediterraneo: solo il 10 per cento però arriva con una certa regolarità sui banchi delle pescherie. Il dato è emerso nel corso della presentazione del libro “’L’Italia del pesce” realizzato dall’Accademia italiana della Cucina e attraverso il quale si evidenzia come “la ridotta conoscenza dei prodotti ittici presenti nei nostri mari ha portato i consumatori a scegliere sempre gli stessi pesci, con il risultato che oggi è cresciuta a dismisura la dipendenza dall’estero: nel 2011 le importazioni di specie ittiche hanno raggiunto le 950.000 tonnellate”.

Per questo motivo, l’Accademia, in vista delle festività natalizie invita gli italiani a riscoprire per il menu della vigilia tutte quelle specie dimenticate presenti nei nostri mari in quantità abbondanti ma che spesso e volentieri vengono addirittura ributtate in acqua perché non richieste dai mercati, generando così un grande spreco di risorse ittiche.

Pochi, ad esempio, sanno che la Lampuga è un pesce che in cucina è in grado di sostituire perfettamente pesce spada, cernia e spigola. Anche la Leccia Stella si adatta ad ogni tipo di preparazione: al forno se intera, alla griglia in tranci ed è ottima anche in carpaccio.

La globalizzazione dei consumi che fissa l’attenzione commerciale sempre sulle stesse specie, rischia di oscurare un pezzo della nostra storia gastronomica”, come ha evidenziato Paolo Petroni, presidente del Centro Studi dell’Accademia italiana della Cucina aggiungendo: “Almeno a Natale quindi lasciamo stare pesci costosi come aragoste e astici e riscopriamo il piacere di cucinare specie ittiche tradizionali come ad esempio il pesce azzurro”.

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Piccoli doni per Natale

Se davvero basta il pensiero, come esigerebbero i tempi di ristrettezza, impariamo a regalare tanto con poco. Puntate sull’utile, che è sempre gradito. La pochette in un vivace colore da festa è sempre un ottimo spunto. Oppure una sciarpa, che gratifica sempre il guardaroba invernale. Ad un nuovo paio di orecchini, poi, chi sa dire di no? Tra amiche vere ci si conosce, anche in fatto di gusti. Basterà personalizzare il pacchetto, con l’estro del momento, e accompagnarlo con brevi parole scelte. Un sorriso e un biglietto, per ricordarle con gratitudine quanto sappia rendervi la vita migliore.

Tre regali, tre libri

Poca voglia di far regali in questo Natale incerto e sospeso. E viene subito in mente un libro, ma non uno qualsiasi, uno cercato, pensato, trovato. Ci sono due mie amiche che sono specialiste del genere, arrivano sempre con un libro che sorprende. E che religiosamente leggo dall’inizio alla fine.

Così la prima amica, per il compleanno mi ha regalato Il circolo delle ingrate, romanzo di Elizabeth von Arnim (editore Bollati Boringhieri), cugina di Katherine Mansfield e definita da H.G.Wells “la donna più intelligente della sua epoca”: racconta di Anna, “zitella” inglese di buona famiglia ma senza mezzi, che riceve un’eredità insperata, e decide, con giovanile slancio filantropico, di metterla a disposizione di dodici donne provate dalle asprezze della vita. Scoprirà l’infinita potenza dell’ingratitudine.

La seconda amica invece è arrivata con la storia strepitosamente ricostruita dell’anno orribile 1934 a Berlino attraverso la cronaca dell’arrivo in città dell’ambasciatore americano William E. Dodd, e della sua famiglia. Che assistono increduli e impotenti all’ascesa del Male al potere. Il Giardino delle bestie (Neri Pozza) è firmato da Erik Larson, giornalista e storico americano.

Il terzo libro, e so che me lo concedete, è il Libretto di risparmio (Rizzoli) di Lina Sotis, sì la nostra signora Tranquilla. Non lo segnalo per omertosa gentilezza, ma perché credo che ricevere in dono un libro così non solo possa aiutare a riflettere sui tempi, ma anche accompagnare, con le sue voci aforismatiche, la quotidianità di un anno che si presenta ancora in salita.

Mantella mon amour

Alla mantella spesso non si rende giustizia come si deve. La sua natura è chic e al di sopra delle tendenze, specie se di taglio corto e con fori per la braccia- quella a mantello, con cappuccio, richiede un portamento fuori dal comune (ma mai dire mai in fatto di moda). Usatela come soprabito sulla mise più informale oppure incorniciatevi il look da sera più elegante. Le eroine del cinema passato, dall’incantevole Audrey Hepburn alla più androgina Ingrid Thulin, l’hanno sempre resa magnifica sul grande schermo. Non sarebbe poi male seguirne l’esempio.

Natale con tre r: ridurre, riusare, riciclare

Il Censis lo ha battezzato l’e-consumatore competente. E’ l’italiano che si adatta in tempi di Grande Crisi, rivede le priorità degli acquisti e dei bisogni, e innanzitutto sfrutta tutte le potenzialità della Rete per risparmiare e per Non Sprecare. Un esempio? Quasi il 15 per cento delle famiglie italiane ha deciso di cogliere l’opportunità di comprare beni (non solo alimentari) e servizi (compresi quelli nuovi come il car sharing) attraverso l’iscrizione a gruppi di acquisto online. E si tratta di consumatori che mettono al primo posto, nelle valutazioni necessarie prima di decidere un acquisto, la chiarezza dell’informazione sulla provenienza della merce, un altro elemento favorito dal boom degli scambi sul web.

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Con questo profilo l’e-consumatore competente si presenta all’appuntamento con un Natale che si preannuncia sobrioparsimonioso e con meno risorse sul tavolo. Secondo i calcoli di Confesercenti-Swg gli acquisti complessivi degli italiani nel mese di dicembre scenderanno da 38 a 36 miliardi di euro, mentre la Confcommercio ha già calcolato la prevista diminuzione degli acquisti natalizi nel 2012: meno 13 per cento. E’ chiaro che su questi dati incidono la Grande Crisi con i suoi effetti a catena, e in primo luogo la tosatura fiscale, avvenuta proprio a dicembre, con il pagamento dell’Imu. Quanto alle nuove tendenze, il Natale 2012 sarà ricordato per le tre R: ridurre, riusare, riciclare.

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Della riduzione abbiamo già parlato, ed è in linea con i nuovi stili di vita che si stanno facendo strada per affrontare la tempesta della recessione. Riusare, invece, evoca il boom del baratto, quello scambio che aiuta a combattere gli sprechi e ridà vita alle cose. Milioni di italiani, nei giorni scorsi, hanno partecipato al mercato del baratto organizzato dalla Coldiretti e sul web spopolano i siti dedicati proprio allo scambio, senza contropartite monetarie. Tutto è molto semplice: si clicca la propria città, il proprio quartiere e la strada, e di certo c’è qualcuno che, a due passi, è pronto a barattare qualcosa. La seconda tendenza è il riciclo, inteso come una nuova vita ai regali, senza sensi di colpa. In molti stati americani si celebra il National regifting day, che in Colorado è perfino una festa ufficiale dello Stato, nel terzo giovedì di dicembre, la giornata più utilizzata per i party natalizi. La percezione del riciclo si è completamente capovolta negli ultimi tempi: fino a qualche anno fa solo il 6 per cento degli americani ammetteva di riciclare i regali, oggi l’83 cento non si sente offeso se riceve un regalo di seconda mano. Il cambiamento degli stili di vita passa anche per gesti semplici, ieri considerati poco opportuni, oggi necessari.

Da Parigi, cicche e prostitute

Oltre alla perdita della tripla A, il sonno dei parigini, a giudicare dai giornali, è turbato dalle prostitute e dalle cicche (mégot) di sigarette. Contro le prostitute è stata proposta una legge, probabilmente destinata all’oblio, per punire i clienti (“questa qui la conosco purtroppo”). Ma i mozziconi stanno creando un vero problema. Cosa è successo? Con il divieto di fumare nei locali, che i francesi hanno applicato con napoleonica efficienza, tutti vanno a fumare sul marciapiede, dove si accumulano gruppetti di camerieri, baristi, sartine, commesse, shampiste e via dicendo che escono a farsi un tiro e a guardare l’Iphone. Tanto che tutti i bar, per non perdere clienti, oltre ai noti tavolini hanno messo sul marciapiede dei tabouret rotondi per chi vuole fumare e appoggiare il gomito. E’ una buona occasione per rompere la noia e prendersi una pausa. Ma le cicche crescono e pare che ci vogliano due anni per pulire i residui chimici. Le cifre sono come sempre strabilianti e il sindaco Delanoë corre ai ripari promettendo di installare 40.000 portaceneri, ma non è ancora chiaro se saranno in acciaio, che di questi tempi scomparirebbero subito, o in qualche plastica (non) nociva. La storia mi ha procurato un flash di memoria impressionante: nel 1956 sono passato a Parigi in autostop e con il mio amico Carlo vivevamo in un Auberge de la Jeunesse a un tiro di schioppo da Pigalle. La sera il rientro era una sofferenza perché dovevi passare tra una doppia fila di belle ragazze che fumavano lungo i marciapiedi e ti tormentavano «Tu viens mon chou?» «Tu me donne une sèche?» e simili, cui noi poveri in canna non potevamo che rispondere mormorando a malincuore, «Je n’ai pas il sous» che era esattamente la verità. Ieri ripasso dalla stessa strada, più o meno, di quasi sessant’anni fa e di colpo mi trovo in un corridoio di belle ragazze che fumano sui marciapiedi. Un momento di disorientamento e di impressionante deja vu e poi capisco che non mi stanno offrendo niente, ma sono semplicemente clienti dei bar della strada a fumarsi una sigaretta. Peccato, questa volta il sous ce l’avrei anche, ma mancano le proposte.

Guido Martinotti

I jeans fatti con l’immondizia firmati Levi’s

Questa non è una storia di eco-fashion. Non è lo stilista emergente che inventa la linea verde, sostenibile, con materiale riciclato. Questa volta è la Levi’s, numero uno al mondo nel settore dei jeans, marco planetario con un fatturato di 4,1 miliardi di dollari, che lancia una nuova collezione, “Levi Wast Less”, e la lancia con ils eguente slogan: “Questi jeans sono fatti con la spazzatura“. Grazie a straordinari risultati nel settore della ricerca, i dirigenti della Levi’s sono riusciti a tirare fuori una plastica riciclata che integra il cotone e rende il pantalone ancora più resistente e conveniente. Il punto di partenza sono le note bottigliette di plastica, che in America sono al centro di una forte campagna di opinione che ne chiede l’eliminazione: da questi contenitori di bibite gassate e acqua minerale, i tecnici della Levi’s hanno tirato fuori una plastica guidicata “molto interessante” per il suo uso nell’abbigliamento. In pratica, ogni otto bottiglie vecchie viene fuori il 20 per cento del tessuto in plastica di un jeans.

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Idee per la testa

Niente risulta datato se si accorda allo stile e all’umore. Così accade al cerchietto per capelli, retaggio di un bon ton zuccherino che ci si può concedere di tanto in tanto. Con spiritosaggine. Una chioma ben lisciata all’indietro, incorniciata da un modello di linea semplice, rende più intrigante la tenuta compassata del tubino. Ma non limitatevi alle occasioni più levigate e formali. Osate anche di giorno, divertendovi.

Zero History di William Gibson

Questo libro (Fanucci 2012) non potrà essere capito a fondo da chi non se la cava a distinguere Shangai Tang da Pearl [River] Market o Eugenio Vazzano e riesce a comperare la roba più chic pagando il meno possibile in tutti e tre i posti. Ma comunque leggetelo lo stesso perché non solo vi divertirete, ma imparerete un sacco di cose utili, soprattutto in tempo di crisi quando siamo tornati ai tempi della guerra e si fanno ottime minestre (pancotto) e buoni dolci (charlotte) con il pane secco, senza contare il pan grattato che può sostituire vari condimenti in molte ricette.

Con il titolo allusivo di Zero History, William Gibson  il geniale cantore del mondo delle piattaforme digitali  e inventore del termine cyberpunk (Burning Chrome (1982)  Neuromancer (1984), (Count Zero (1986), Mona Lisa Overdrive (1988) ) prosegue la Blue Ant trilogy  iniziata con Pattern recognition  (2003, in italiano L’accademia dei sogni, 2005 vedi la mia recensione sul  Domenicale in quell’anno) continuata con  Spook Country (2007) che combina il mondo creativo e maniacale per i dettagli, della moda, della pubblicità,dei designers e delle bands musicali, con il mondo maniacale delle grandi zaibatzu mondiali, con le loro limo blindate, gli eserciti privati della security e il mondo maniacale dei servizi segreti, dello spionaggio elettronico e del commercio delle armi, tutti legati dalle prospettive maniacali di fare quantità maniacali di denaro. La storia gira attorno alla ricerca (che si svolge come opportunamente deve avvenire saltabeccando da Sidney, a Parigi a Firenze, a Londra  e in ogni dove, purché in questo dove ci si trovi sempre o in ristoranti chic come Les Editeurs di Parigi o il misterioso Hotel privè di Londra chiamato Cabinet) di una misteriosa quanto raffinata disegnatrice di moda che produce capi introvabili di squisita fattura, in piccoli laboratori perduti nello sprawl. Ben presto la storia si complica perché Bigend, il boss fisicamente e politicamente sovrumano, della Blue Ant,  agenzia tuttofare che si occupa dell’affare, inciampa in un traffico di armi mondiale, mentre sta cercando a sua volta di ottenere una commessa militare per uniformi da squadre speciali firmate da famosi designers. Esiste anche una moda maniacale dei corpi speciali che contribuisce alla mitopoiesi che li riguarda. Se credete che la griffe sia troppo frivola per le uniformi militari vi sbagliate di grosso, non avete mai visto un generale degli Ussari, o nella versione UPIM dei generali messicani un Gheddafi qualsiasi. Posso garantire che sono tanti soldi. Un mio collega americano (non sto a mettere nomi) ha sposato la figlia di un ricco signore ebreo trasferitosi da New York a Los Angeles. A vederlo non gli davi quattro soldi, una sera ci ha invitato a mangiare da Chasen’s e senza riserve con grande scandalo della figlia mi chiama Dago (come Whop, Guido etc , Dago è per un vecchio ebreo newyorkese il modo giusto di chiamare un italiano, esattamente come loro li chiamavano Hymies o Bagel Dog e via slurrando). Quel signore lì ha inventato le Eisenhower Jackets, quei giubbini impermeabili con lo zip e l’elastico alla cintura che portavano i soldati americani durante la II Guerra mondiale e che Ike portava un po’ per snobbismo un po’ per sincero spirito egualitario. Fatevi un po’ voi i conti quanti soldini ha portato a casa il signore che aveva il brevetto di quel giubbino e difatti si è trasferito a Los Angeles, ha comperato la casa di George Raft su nel Canyon di Hollywood e ha continuato a fare affari in Giappone (non facile) fino ai suoi ultimi giorni. Gibson non esagera.

 

 

Il racconto è seguito per così dire in soggettivo da due personaggi. Uno, in realtà il vero narratore, è un maniaco depressivo, in fase di ricostruzione psichica, seguita a distanza da un costoso e misterioso laboratorio a Basilea, ingaggiato dal maniacale Bigend per le sue qualità eccezionalmente maniacali di cogliere i dettagli (un carryover da Pattern Recognition), L’altra storia portante è quella, immancabile, di un amore romantico e disperato tra la narrante e il solito Superman pensionato delle Special Op della CIA, un po’ ingrigito ma ancora supercool e superfigo, ma non aggiungo altro per non svelare troppo di una trama che riserva una sorpresa a ogni capitolo, se non a ogni pagina. Leggetelo, ma se non siete anche voi dei nerds maniacali capaci di sapere su che macchina girava il Pentium, oppure dei maniacali gustatori di vestiario capaci di distinguere, dalle cuciture, il Gronchi Rosa della partita farlocca di jeans di seta di Takashimaya, dalla sua imitazione fatta a Shangai o a Taiwan, e venduta a Shinjuku, non vi divertirete fino in fondo, ma potrete imparare un sacco di cose interessanti e di irrelevant trivia, aggirandovi con il geniale Gibson, vero radar per i trends della contemporaneità, nel sottomondo dei negozietti tra Noho, Soho (quello originale, non quello South of Houston, attenti alla pronuncia touristspotter) e  le bancarelle di Akihabara, dove una popolazione maniacale ricicla il floatsam e il jetsam materiale e umano di una maniacale economia mondiale del consumo, mescolando lowlife e high tech: il brand (è proprio il caso di dirlo) di questo autore. Leggetelo, ma prima date una occhiata ai cataloghi online e a eBay.

Un cardigan è per sempre

La compagnia fedele di un cardigan non si baratta con nient’altro. Sempre a modo, dalla comodità imbattibile, discreto eppure mai troppo anonimo, è la quintessenza della versatilità. Se poi è in cachemire, tanto meglio. Al calore e alla morbidezza non si rinuncia. Perché hanno il magico potere di renderci più gentili.

Sì alla legge sui cassonetti per i mozziconi

Sul fino di lana della chiusura ormai prossima della legislatura, la commissione Ambiente della Camera potrebbe fare un bel regalo agli italiani approvando lanuova legge per lo smaltimento di mozziconi di sigarette e gomme da masticare. Parliamo di un fenomeno devastante, che produce un doppio danno: per l’ambiente e per le casse delle amministrazioni locali. Cicche e chewing gum sono due potentissimi killer del mare e del suoloLEGGI ANCHE: Una legge contro i mozziconi: finalmente.

Un terzo dei rifiuti nel Mediterraneo, per esempio, è formato da mozziconi di sigarette e dalle sostanze che contengono. Nelle strade e sui marciapiedi, invece, vengono gettate 72 miliardi di cicche l’anno, pari a 200 milioni al giorno. Con l’aggiunta di 3mila e seicento tonnellate di cenere che contiene nicotina, benzene e gas tossici. Quanto alle gomme da masticare, se ne contano 23mila tonnellate e ciascuna chewing gum ha un ciclo di decomposizione non inferiore ai cinque anni. Per quanto riguarda le spese di manutenzione, soltanto il comune di Roma ogni anno deve pagare circa 5 milioni di euro per pulire strade e marciapiedi dai mozziconi e dalle gomme da masticare. LEGGI ANCHE: Vogliamo città pulite, ma facciamo qualcosa per riuscirci? 

La legge, che diventerebbe operativa già con il voto della commissione, porta la firma di 36 parlamentari di entrambi gli schieramenti e prevede un radicale cambio di paradigma per bloccare il fenomeno. In pratica, mozziconi e gomme da masticare diventerebbero rifiuti speciali e come tali dovranno essere smaltiti in appositi cassonetti. Una buona idea da completare, in sede di applicazione, con un corollario: affidare il disegno dei cassonetti attraverso un concorso a giovani architetti ed esperti di design urbano. Avremo così città più belle e più pulite.

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E allora, io quasi quasi prendo il treno…

Mai come sui treni si vede che la concorrenza tra diversi competitors faccia bene alle tasche dei cittadini e dei viaggiatori. Tra Frecciarossa e Italo,  le due compagnie che si sfidano sui binari a colpi di occasioni e di cronometro.

Sulle tratte dell’alta velocità tra Milano e Roma, c’è una gara a contendersi i passeggeri senza esclusione di colpi. La prima conseguenza è la sconfitta dell’aereo su questa tratta, ormai considerato fuori  mercato. La gara di velocità  ha portato i treni a volare sul filo delle 2 ore e 45 e già si annunciano treni-siluro che uniranno le due capitali italiane in due ore e mezzo o addirittura 2 ore e 20. E i prezzi? Quelli di listino sono ancora cari ma se si comprano con anticipo si può viaggiare da Milano a Napoli con 40 euro. Senza contare che per i soci Touring sono possibili sconti  su Italo di 20 euro sulle tariffe Italoinsieme, Base ed Economy. Info 840 888802).  Il problema è che cosa succede alle altre linee, agli altri treni. Ma questa è tutta un’altra storia, purtroppo.

Bijoux del buonumore

L’ossessione da carato e l’esibizione del brillocco per manifestare la propria appartenenza sono acqua passata. Quello che chiamiamo gioiello oggi è sintomo di grande libertà. Di esprimere il nostro essere creative, di suggerire stile con il calcolo raffinato dei dettagli. Non conta la preziosità, ma la magia che infonde al nostro look. E il sorriso che ci mette sulle labbra.

Boom di risparmi: i farmaci generici

La scossa a favore dei farmaci generici, tanto contrastata dalla lobby del farmaco, sta iniziando a dare i suoi risultati. E sono numeri importanti. In Campania, per esempio, soltanto nei primi quattro mesi del 2012 il costo dei farmaci, a carico del Servizio sanitario nazionale, è crollato di quasi 27 milioni di euro. Il motivo? I medici iniziano a prescrivere medicine generiche,meno costose di quelle griffate.

Una conferma di questo meccanismo virtuoso che si è messo in moto arriva dal fatto che mentre i rimborsi dei medicinali sono diminuiti, il numero delle prescrizioni (19 milioni in quattro mesi) è rimasto fermo. Il risparmio sullo spreco dei farmaci si traduce anche in una boccata d’ossigeno per le casse regionali della Campania che sono schiacciate da un enorme debito maturato proprio nel settore sanitario. Se continua così, in Campania ci saranno meno spese per rimborsare farmaci inutili e più soldi da destinare agli investimenti. Non sprecare ha sempre un doppio risvolto: risparmio e nuova crescita economica.

Il tronchetto della felicità

Si parla di stivaletto alla caviglia, in gergo modaiolo ankle boot, che ci aiuta a salvare capre e cavoli. Non fascia come uno stivale, non scopre come una décolletée. È sempre sul pezzo, di giorno e di sera, specie sfoggiato nell’impeccabile nero. Tante virtù meritano la più alta considerazione, tenetelo a mente.