Archivio dell'autore: Redazione Quartieri Tranquilli

Ispirazione Piccolo Principe

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La fantasia della stampa ricorda i disegni del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Una borsa gioiosa a forma di sella con richiami al circo per non dimenticare mai di vivere con allegria come se la vita fosse un gioco. Le rifiniture in pelle e metallo la rendono più glam. Perfetta da abbinare con un look sportivo ma che non rinuncia ad essere elegante e brioso.

A che età si diventa vecchi?

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A che età si diventa vecchi? Lì per lì mi è venuto in mente un romanzo di Balzac La femme de 30 ans: all’epoca fece scandalo perché parlava di una donna, malmaritata, che a trent’anni si innamorava di un altro. A trent’anni??? tuonarono i benpensanti. Scandaloso! Come si poteva parlare d’amore tra gente così anziana che doveva occuparsi solo dei nipotini, senza altre velleità? Solo a ricordarlo, mi viene da ridere.
Ma siccome sono la settecentesca per antonomasia, lascio ad altri il compito di analizzare il presente per parlarvi invece del passato remoto.  A Parigi visse una donna famosa per bellezza, cultura e spirito: Ninon de Lanclos (1620-1705). Non era una cortigiana, era una donna libera che ebbe il coraggio di vivere solo del suo, investendo bene le sue sostanze. Rifiutò la protezione di un marito, rifiutò di fingersi religiosa (allora la cosa era inconcepibile!), rifiutò di nascondere le sue storie amorose: sceglieva un uomo, lo amava e quando la storia finiva, lo diceva chiaramente. Il bello è che il suo salotto era così così stimolante, così divertente che il “sedotto e abbandonato” rimaneva in ottimi rapporti con Ninon e il nuovo amante pur di continuare a frequentarla. Conobbe un periodo di reclusione in convento per colpa di un’altra donna, quella bigotta di Anna d’Austria (madre di Luigi XIV), ma venne liberata grazie all’interessamento di un’altra donna anticonformista, Cristina di Svezia. Il tempo passava ma Ninon restava sempre bella. A 77 anni aveva ancora degli amanti, pazzi di lei. Morì a 85 anni, lasciando una piccola eredità a un ragazzino di 13 anni di cui aveva colto la finezza di spirito, e che da grande divenne noto col nome di Voltaire.

Il motore del risparmio

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Secondo i dati Istat la spesa media di una famiglia italiana assorbe il 20 per cento del bilancio annuale. Scegliere bene dove effettuare i propri acquisti, da quelli alimentari fino a quelli per l’igiene e la casa, secondo una ricerca di Altroconsumo permetterebbe di risparmiare fino a 1.500 euro all’anno che diventano addirittura 3.500 nel caso in cui si scegliesse di rinunciare ai prodotti di marca.

Come è possibile risparmiare quindi e soprattutto come orientarsi nella scelta dei prodotti, supermercati, ipermercati e discount? Basta un semplice click. Sono tantissimi infatti i motori di ricerca in grado di confrontare i prezzi e gli sconti effettuati nei diversi punti vendita.

Tra questi, uno dei principali motori di ricerca delle promozioni è senza dubbio Klikkapromo.it: collegandosi al sito è possibile scoprire tutte le offerte in corso all’interno della grande distribuzione. Obiettivo: “far risparmiare fino a 2.500 euro l’anno” mettendo a confronto le promozioni delle principali catene di supermercati e ipermercati.

Come spiega Luciano Mazzone, fondatore e amministratore delegato di Klikkapromo.it: “Seguivo per lavoro la Gdo e da diverso tempo mi chiedevo quale fosse il senso dei volantini cartacei che pubblicizzavano le offerte settimanali. C’era bisogno di uno strumento comparativo, perciò decisi di creare un sito ad hoc. Oggi abbiamo 15mila visitatori medi al giorno”.

LEGGI ANCHE: La spesa sana, collettiva e non sprecona con i GAS

Negli ultimi tempi, per contrastare la crisi dei consumi, tra le diverse catene della grande distribuzione si è scatenata una vera e propria guerra all’ultimo sconto. Ecco cosi che è possibile trovare i prezzi dimezzati di Esselunga che punta sulla formula dell’1+1 gratis o i bonus benzina di Coop o ancora il sottocosto e il taglio dell’Iva per alcune categorie sociali proposti invece da Carrefour.

Un cambiamento di rotta per l’industria di marca che sta spostando le proprie risorse dalla pubblicità alle promozioni. Come sottolinea Luigi Bordoni, direttore di Centromarca: “I contributi promozionali extra-fattura incidono oramai per il 20-25 per cento sul fatturato, in soldoni li stimiamo in 8-10 miliardi sborsati da 160 aziende del largo consumo. Questi sono di gran lunga più elevati della pubblicità, addirittura di 2-3 volte e con tendenza a un’ulteriore crescita”.

È per orientarsi all’interno di e questa giungla di offerte buoni sconto che entrano quindi in gioco i siti specializzati nella ricerca di promozioni e prezzi bassi. Tra questi anche Poinx.it che permette all’utente di acquistare dei coupon con i quali ottenere sconti in moltissimi punti vendita: da quelli alimentari ai centri estetici fino alle lavanderie.

Vi sono poi anche i comparatori di utenze come Mybest.it. Il sito permette infatti all’utente di confrontare le tariffe di Adsl, luce, gas, pay tv in modo da individuare l’’offerta più vantaggiosa. Il portale è anche dotato di un servizio di consulenza online che funziona a richiesta e sulla base delle bollette già pagate.

Non mancano infine i siti istituzionali come Osservaprezzi, osservatorio di prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico.

La ratatouille

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Le giornate volano, e mi ritrovo alla fine di un nuovo giorno senza davvero aver capito come l’ho consumato così tutto in leggerezza… Mi sembra di essere tornato studente.. Ho preso ad andare in giro con il mio vecchio tascapane, con dentro il tablet (oggi se non lo hai non sei al “top” come direbbe l’ormai icona crozziana di mr Briatore, e io voglio essere un disoccupato al top, mica paglia), la “digitalreflex” (casomai colga l’immagine che mi frutti il mio personale Pulitzer) e lo “smartfone”… E naturalmente gli occhiali da presbite per poter utilizzare il tutto… Altrimenti non vedo nulla.
Intanto studio (ovviamente con un corso di e-learning) così come mi ero ripromesso, e anche qui mi sembra di essere tornato studente davvero.
Ma le giornate sono comunque troppo corte per tutto quello che devo fare, inoltre l’elfo africano di casa (la gatta) ed il bracco non credono alle loro zampe che possono passare tante ore al caldo in casa invece che al freddo ad aspettare che qualcuno torni dal lavoro, grazie al fatto che il padrone “gioca” allo studente.
È bello andare per librerie, “ciondolare” sui mezzi pubblici di superficie alternando grandi passeggiate alla riscoperta della città. Oggi poi c’era un sole tiepido molto godibile con un cielo che di rado Milano si concede.
Naturalmente in tutto questo stai ancora spulciando sul web che cosa offre il mondo del lavoro per te, rimuginando su che cosa vuoi fare da grande.. Lo so sembra ridicolo a 51 anni porsi la domanda che cosa vuoi fare da grande, ma è una domanda che, ogni volta che ti fanno rimettere o ti rimetti in gioco, te la devi porre per forza.. In realtà essere sul mercato ti fa tornare giovane. Peccato che non abbia lo stesso effetto sul fisico ..
Insomma trovare l’equilibrio tra tutte queste esperienze, sensazioni o pulsioni in una unica giornata, non è semplice… Ecco una giornata così mi ricorda… mi ricorda… sì mi ricorda un cibo… la: ratatouille!!
Sì esatto la ratatouille… è vero che è difficile amalgamare una serie di impegni senza perdersi quando è troppo tempo che il tuo ritmo è cadenzato da un ordine precostituito che comunque il recarsi in un ufficio ti dava.
È esattamente come cucinare la ratatouille … Sembra semplice, ma se non stai attento e non trovi un equilibrio tra le varie cotture dei diversi ingredienti ti ritrovi una mappazza tremenda…
La ratatouille ha ingredienti semplici: zucchina, peperone, cipolla, aglio, melanzana, pomodori, io preferisco i pachino da aggiungere solo all’ultimo per dare colore e lasciare il sapore del pomodoro fresco in bocca in contrasto con il sapore forte del peperone e della melanzana, olio, sale.. Ma ci vuole equilibrio nella preparazione per non mischiare i sapori. I sapori nella ratatouille vanno invece amalgamati, per poterne riconoscere ogni singolo e gustarne la pienezza; è questo il suo segreto … Esattamente così deve essere la mia giornata, così me la voglio godere fin che posso.

Lo scrigno dei desideri

pochette-maliparmi-1334651247163-1-lLa pochette perfetta, versatile e alla moda che ogni donna dovrebbe
custodire nel suo guardaroba per esprimere la propria eleganza. Abbinatela
ad un look più casual ma anche ad un look elegante, prezioso, sofisticato.
Conferisce un’allure di femminilità e allo stesso tempo di bon ton. Custode
del vostro rossetto preferito.

Come curare bene l’influenza

influenza-640x426Basta poco per non sprecare denaro in costose e spesso non fondamentali medicine e curare l’influenza in modo intelligente. In inverno ne siamo particolarmente flagellati, ma per intervenire in maniera sensata è essenziale conoscere bene il “nemico”, ovvero sfatare i falsi miti della tradizione. Quindi basta pensare che antibiotici e vaccino siano la panacea di tutti i mali e si al brodo di pollo, un vero toccasana. Ecco un bel decalogo che abbiamo trovato sull’ Hufftington Post e che vi riproponiamo.

 COSA è FALSO:

 Con la febbre meglio mangiare poco

Falso: perché il sistema immunitario ha bisogno di cibi nutrienti per poter agire meglio e non c’è nessuna ragione per mangiare poco quando si ha la febbre.

 Con il raffreddore meglio stare a riposo

Falso: uno studio della Ball State University ha esaminato due gruppi di volontari affetti da un forte raffreddore: al primo è stata fatta fare ogni giorno mezz’ora di esercizio, per cinque volte a settimana, il secondo è rimasto a riposo. Il raffreddore è sparito per entrambi i gruppi in circa 8 giorni e mezzo, ma gli atleti hanno riportato sintomi più leggeri, soprattutto durante il pomeriggio e la serata.

 Gli antibiotici combattono l’influenza

Falso: gli antibiotici combattono soltanto le infezioni batteriche. E l’influenza stagionale non è causata da un batterio ma da un virus. E’ vero, però, che quando l’organismo è indebolito da un virus sono in agguato infezioni batteriche che includono bronchiti, sinusiti e polmoniti.

 Quando si ha l’influenza bisogna coprirsi il più possibile

Vero e falso: solo quando la febbre è in fase di salita, altrimenti bisogna lasciare che il sudore evapori. Infatti c’è una fase della malattia in cui l’organismo cerca di fare scendere la febbre. Per ottenere questo effetto produce sudorazione che evaporando sottrae calore all’organismo raffreddandolo. Coprirsi troppo ostacola il processo.

LEGGI ANCHE: Come evitare la febbre, le regole giuste dentro e fuori casa

Se si è vaccinati non si prende l’influenza

Falso: in realtà l’efficacia del vaccino non è totale quindi ci si può ammalare anche con il vaccino. La ragione è che il vaccino protegge dai virus prevalenti in un anno specifico ma non può proteggere da tutti i virus influenzali. In generale, si può dire che chi si vaccina ha bassa probabilità di ammalarsi e se si ammala la forma influenzale è più leggero.

 Per la tosse basta lo sciroppo

Vero e falso: ci sono due tipi di tosse: quella grassa, che produce secrezione e quella secca. La prima non deve essere repressa in nessun modo perché rappresenta il mezzo che l’organismo sceglie per liberare le vie aeree dalle secrezioni che si accumulano. Se proprio si vuole un po’ di sollievo non c’è bisogno di andare in farmacia: basta bere una volta al giorno, per 2 o 3 giorni, due cucchiai di miele sciolti nel succo di un limone. Ha effetto decongestionante per i bronchi. Per la tosse secca, se si vuole evitare l’assunzione di farmaci antitussivi si possono mettere due cucchiaini abbondanti di miele liquido in una tazzina, spremere mezzo limone e mescolare bene.

 Chiamando il medico l’influenza passa prima

Falso: se parliamo di un individuo sano e non a rischio sotto i 65 anni l’intervento del medico non abbrevia il decorso. Presi i farmaci opportuni e le precauzioni necessarie, l’influenza fa parte delle malattie che tendono a una remissione spontanea grazie alle nostre difese immunitarie.

 Bisogna coprire bene la testa

Vero e falso: proteggere la testa è sempre utile, ma non perché questa è la parte del corpo che disperde più calore. In realtà, come ha verificato un esperimento della Cleveland Clinic, si dissipa il 10% del calore corporeo, proporzionale alle dimensioni, ma il volto è cinque volte più sensibile al freddo delle altre parti del corpo a causa delle maggiori terminazioni nervose.

 Il latte fa aumentare l’infiammazione nasale

Falso: molte persone credono che il latte aumenti la produzione di muco, ma si tratta solo di un effetto placebo. In un esperimento alcuni pazienti hanno riportato un aumento dei sintomi del raffreddore anche quando è stato somministrato a loro insaputa del latte di soia.

COSA è BENE FARE:

 Il brodo di pollo aiuta a far passare l’infiammazione

Vero: i ricercatori dell’università del Nebraska hanno scoperto che questo cibo diminuisce l’attività dei neutrofili, le cellule del sistema immunitario responsabili della produzione di muco, limitando l’infiammazione.

 

La Resilienza: un approccio alla vita

resilenza“Il potere della vita è così grande che, come un enorme torrente, riprende l’
avvio dopo un avvenimento sconvolgente sotto nuove forme” (Cyrulnik, 2008)

Utilizzato in origine nel campo della fisica per descrivere la resistenza dei materiali agli urti, il termine resilienza in ambito psicosociale rappresenta la capacità di adattarsi e di riprendere il cammino in circostanze avverse. Le avversità a cui ci si riferisce possono assumere diverse forme, fisiche o morali: la morte di una persona cara, la malattia, il divorzio, la perdita della casa, l’abbandono del proprio paese, disastri naturali, condizioni di estrema povertà o vulnerabilità.

Vivere in maniera resiliente significa avere un approccio positivo utilizzando le proprie competenze, i propri talenti e le proprie risorse per superare le difficoltà della vita.  Viene presa cioè in considerazione, e incoraggiata, la capacità di tutti gli esseri viventi di mettere tutte le proprie forze e risorse a servizio della sopravvivenza. L’uomo ha la capacità di superare le avversità, ma per riuscirci egli ha anche bisogno di “tutori di resilienza” cioè persone e luoghi simbolici di affetto, di attività e di parole che gli permetteranno di riprendere in mano la propria esistenza con il coraggio necessario per guardare al futuro.

 L’Equipe della Prof. Cristina Castelli

Università Cattolica di Milano

Cenerentola di giorno

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Ci sono giorni in cui il desiderio di sentirsi comode prevale sulla voglia di catturare l’attenzione degli altri e pur di indossare il tacco 12 siamo pronte a rischiare di perdere l’equilibrio e magari anche il tram! Le sneakers in silver sono il giusto compromesso: possono essere indossate ogni giorno senza rinunciare alla femminilità, per sentirsi come Cenerentola ma non rischiare di perdere la scarpetta.

Arredare con gusto

idee-di-designTre bottiglie di vetro e tre fiori secchi un po’eleganti e un po’lunghi. Prendete spunto da questa foto e arredate con gusto casa vostra in poche mosse: lavate le bottiglie di vetro, eliminate l’etichetta, fate seccare tre fiori dal gambo lungo, o fateli voi con la cartapesta e il fil di ferro et volià. Grande scena, molto non spreco e poca fatica.

www.nonsprecare.it

Lo scatolone

scatoloneFinalmente ho preso in mano lo scatolone. ..
Quale scatolone? beh ma quello tipo impiegati lehman brothers anno 2008!!!
Anche io, il 18 Dicembre alle ore 17 circa, dopo “essere stato liberato da ogni incombenza e responsabilità aziendale”, mi sono recato in magazzino e ho chiesto una scatola di cartone… ùSubito me ne hanno offerta una di quasi un metrocubo di capienza, la cosa mi ha in un certo qual modo lusingato: “per una grande personaggio ci vuole una grande scatola” ma più per praticità che per vero senso di umiltà, ho subito reindirizzato la scelta su una taglia molto molto più modesta..

Lo scatolone comunque ha il suo perché: è l’icona per antonomasia del vero licenziato, dell’espulso e ha un suo galateo ben preciso:

  • Deve essere di cartone grezzo,
  • Riportare il logo aziendale (chi ti vede uscire con quella scatola deve riconoscerne l’origine è un dovere civico!!)
  • Deve essere di dimensioni proporzionali alla durata della tua permanenza in azienda: né troppo piccolo né troppo grande.
  • Deve accogliere materiale per un peso che sia tale da non mettere a rischio la tua autonomia di trasporto sia che lo si carichi in macchina, in bici o per portarlo a mano. Perché salvaguardare l’orgoglio che si esprime nell’andarsene con le proprie gambe in completa autonomia è importante.

Lasciare una azienda, svuotare il proprio ufficio è un po’ come quando si cambia casa…

Ma esistono delle differenze fondamentali tra i due traslochi.
Quando cambi casa riemergono cose che neanche pensavi di aver mai avuto. Anzi di alcune un po’ te ne vergogni, come la tua foto di bimbo scheletrico con un salvagente a ciambella bianco e blu sulla testa, ricordo dell’estate, sulla spiaggia più inquinata di Pegli, alla colonia delle suore. Era il 1969, ed intanto Amstrong allunava condizionando per sempre la fantasia di tutta la mia generazione. Altre invece le guardi con nostalgia e un sorriso buffo sulle labbra a ripensare a come eri.. E poi quando riemerge dalla tua storia un vecchio mangiadischi “geloso” a 45 giri ti viene in mente “Speedy Gonzales” di Pat Boone http://youtu.be/9do1CqaqWkY e subito dopo in un corto circuito di memoria riaffiorano alcune scene mitiche di American Graffiti (http://youtu.be/CgZTVkjQwto ), e che dire dell’allucinato ma geniale Animal House con un indimenticabile John Belushi che può competere solo con il John Belushi dei Blues Bothers in “missione per conto di Dio” la cui colonna sonora ne hai copia sia su vinile che su cd..
Ecco… Divago…
E poi decine e decine di scatoloni di libri che non riesci neanche a sollevare (la cultura procura sempre dei danni: ernia al disco 7a vertebra). Un trasloco è come fare l’inventario della tua vita!
La stessa cosa in piccolo accade quando lasci una azienda! In un certo senso anche in quel caso fai l’inventario della tua vita trascorsa in quel luogo tutti i giorni dalle 9 alle 20 per 48 settimane in un anno, per 5 anni e mezzo.. E ti accorgi che tutta la tua vita sta su una chiavetta di 8 giga ed in una scatola di 50x50x50.. E quel giorno prendi la tua scatola, cartone doppio strato marrone e logo rosso fiamma, lo carichi in macchina e lo scarichi nella casetta degli attrezzi del giardino di casa tua e lo lasci li per un po’ … Non hai voglia di pensare a cosa c’è dentro.. Ci sono le feste di natale, e poi da quel momento hai tutto il tempo che vuoi.
Dopo un po’ ….
[vocina] ” ma prendere quella scatola e metterla in ordine?” … sì sì domani certo sì …
[vocina] ” di domani in domani son passati giorni.. Tanto che hai da fare? Forza su” … (lo dico sta coscienza mi annoia.. Prima o poi mi vendo l’ombra come Peter Pan) .. Ok, ok …
E…Buffo… Ti vien quasi subito da sorridere.. Ma ancor di più quando inizi davvero a sistemare il contenuto di quella scatola provando a dargli una razionalità, e ti accorgi che invece sono solo appunti di vita quotidiana che non riescono ad infiammare la tua memoria come le cose della tua casa. Sono appunti, strategie, fogli di calcolo, relazioni ed analisi e una lunghissima sfilza di “to do list” completate…  Quei quaderni pieni zeppi di “to do list” sono un piccolo segno che il tuo fare è servito, che ha inciso in qualche modo. Il resto di quella scatola sono solo strumenti.. Ma non per questo non sono importanti. Sono gli strumenti che hai imparato ad usare in questi anni .. E avere 8 giga ed una scatola piena, delle dimensioni di 50x50x50, mi fa sentire ricco.. Sono fortunato, ho molti strumenti che sono la mia dote.

In fondo è bello avere una scatola come compagno di questa avventura, è un compagno sui cui puoi contare perché alla fine sei sempre tu sotto la forma della tua esperienza, mentre il cartone marrone doppio strato con il logo non ha più importanza ormai… rimane la cosa più importante la scatola vera: il proprio saper fare.

Pillola autobiografica/1

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“Scrivere la propria autobiografia è un po’ come essere innamorati per la prima volta.” Philippe Lejeune

Allora coraggio, leviamo l’ancora e salpiamo! Ecco qualche piccolo spunto sotto forma di semplici esercizi, che speriamo vi invoglino a iniziare con noi questa avventura.

Esercizio 1: Il filo di Arianna – Rispondete alle domande e usate le risposte come griglia per creare un breve autoritratto

 

  1. Una rotonda sul mare (il nostro disco che suona)
  2. Le mie colonne d’Ercole (la prima volta che ho superato il limite)
  3. Oivitamia: sei stato il mio primo amore (ma non l’ultimo)
  4. Un mercoledì da leone (e uno da pecora)
  5. Il mio paradiso perduto (e poi ritrovato)
  6. With a little help from my friends
  7. La maturità (è solo un esame?)
  8. La mia coperta di Linus
  9. Sliding doors (se potessi tornare indietro)
  10. La ciliegina sulla torta

 

www.raccontandosi.it

Baguette low cost

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Cari lettori, oggi vi segnalo una bella iniziativa che viene dalla Francia: come i nostri cugini d’Oltralpe possono essere maestri nella lezione del non spreco. All’insegna della regola “Il pane non si spreca” nasce in provenza la panetteria che offre la celebre baguette a prezzo scontato. Il fenomeno è partito da Nimes, una città nel Sud del paese, ma visti i risultati è probabile che si allarghi in diversi altri centri. L’insegna della panetteria recita testualmente Au pain de la veille (Al pane della vigilia), e il meccanismo del saldo è molto semplice. Le baguettes invendute il giorno prima vengono offerte ai consumatori a metà prezzo. In pratica, a 40 centesimi di euro rispetto ai tradizionali 80-90, e lo stesso discorso vale per fagottini, croissant e brioche. Il vantaggio è duplice. Il commerciante evita così lo spreco del cibo, mentre il consumatore ha la possibilità con un solo giorno di distanza di fare un acquisto low cost. “Non ha senso sprecare il pane ancora fresco, e poi basta inumidire la baguette e metterla qualche minuto nel forno e la differenza non si sente” avverte Sebastien Perez, il giovane proprietario della panetteria francese che sta aprendo una nuova pista nei consumi di pane in Francia. E nella lotta contro lo spreco del cibo.

La giacca che risolve

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Ci si sente subito autorevoli con una bella giacca. Compagna fedele in ufficio, complice sobria per serate tra amiche. Un modello di taglio morbido, da indossarsi slacciato, assicura il massimo della resa. Semplificare con garbo è insieme lezione di stile e condotta di vita.

Gli invisibili

invisibili
C’era una volta la propria vita quotidiana fatta di cose e tempi scanditi dalla normalità…
Ma che cosa è la normalità? La risposta più ovvia per me sarebbe: lavorare, dormire, fare cose, vedere gente, i bambini da prendere a scuola, a nuoto, al corso di inglese, il cane da portare a passeggio, sfamare, il gatto da accarezzare.. Insomma la quotidianità dei gesti…. in fondo sempre gli stessi, ripetuti, cadenzati.
Normalità che cadenza la vita: si nasce, si cresce, finiscono i tempi dei giochi, iniziano i tempi delle responsabilità e poi la senilità, ed intanto il tempo che passa perpetua un cammino che è di fatto uguale di padre in figlio…
Certo, se non divieni invisibile!!! … Si perché se ti “ammali” della malattia dell’invisibilità tutto cambia.
L’invisibilità è una “malattia” strana, colpisce quando meno te lo aspetti e si manifesta piano piano. Parte sempre dalla cerchia più esterna del proprio mondo: camminando per strada la gente non ti nota; in un’affascinante riunione di condominio, cerchi invano di prendere la parola ma il mondo non ti sente prima e non ti vede poi…
Poi mano a mano che la malattia avanza, il cerchio di invisibilità intorno a te si stringe sempre più. Coinvolge le tue conoscenze: il panettiere, il custode … ecco…diventi sempre più invisibile e anche fare la fila alla posta diventa difficile … Ti rendi conto che tu sei il vuoto!
Jean-Claude Izzo l’invisibilità la descrive tristemente bene. È un virus da cui è tragicamente semplice venire contagiati, basta perdere il posto di lavoro, oppure un amore, oppure non superare una prova (un esame all’università, un colloquio) …Insomma entrare nel tunnel della propria mente del non riuscire, del non capire come si può fare… Il passo per automarchiarsi con il tatuaggio del fallito è breve .. Troppo breve.. Ed è un tatuaggio impresso nel profondo della propria pelle … Senza possibilità di risalita… Così si diventa invisibili.
E gli invisibili davvero non li vede nessuno.
Camminando per le strade di Milano in questi giorni mi sono reso conto che gli invisibili sono davvero tanti: C’è un signore che nelle notti non troppo fredde incrocio alla mattina nel mio giro con il bracco alla collina dei ciliegi. Dorme su una panchina di pietra, tutta la sua roba sta in un trolley, ogni mattina si sveglia si veste, mette giacca e cravatta, rimette a posto la sua valigia e inizia la sua giornata. Noi “normali” diremmo che è un barbone, un clochard. Invece lui è “distinto”, pronto per andare in ufficio, se non fosse che forse l’ufficio non c’è e con gli anni i suoi vestiti sono diventanti sempre più lisi come i suoi occhi ormai privi di speranza (spero davvero di sbagliarmi)
L’altro giorno ho visto un uomo in pieno centro, mentre la gente si affrettava per le ultime compere di natale, inginocchiato su un giornale con un cappello che chiedeva la carità, o meglio non la chiedeva, stava lì… Era vestito bene, il viso pulito e sbarbato, ma gli occhi velati e non guardava in viso nessuno, stava in ginocchio come a espiare una colpa.. Ma che colpa? La perdita di un lavoro? La necessità di sfamarsi senza rubare? Era anche lui invisibile, come Garabombo.
Garabombo, quello di Manuel Scorza,  ha dovuto raggiungere il fondo per capire che quella che era una malattia – l’invisibilità – in realtà poteva essere una arma di riscossa e rivoluzione. Garabombo da malato diventa eroe.
Non credo che gli invisibili di cui ho parlato abbiano la forza che serve, Garabombo ci è riuscito perché aveva la comunità dalla sua, ed è quello che serve anche ai nostri invisibili, avere la comunità dei normali dalla loro parte. Sono troppi? Sì è vero sono tanti, anzi forse sono anche troppi, ma lo sono solo perché siamo noi normali che li rendiamo tanti. Basterebbe cambiare un po’ le regole del grande gioco sociale in cui viviamo.
Buon anno a tutti gli invisibili.

http://licenziatoontheroad.blogspot.it

Buoni propositi on the road

4 gennaio 009Ebbene sì, è iniziato anche il 2013. E non si può certo iniziare un
anno nuovo senza dei buoni propositi. Anzi nel mio caso sarà bene che
siano “Ottimi Propositi”, visto che sono un licenziato on the road, e
non mi chiamo Kerouac…
Li ho elaborati mentre intingevo una fetta di Veneziana di Panarello
in una tazza di tè bollente, il mio rito del primo dell’anno, ed
eccoli qua!
a. Ho deciso di tornare a scuola! beh suona un po’ altisonante…
però, mentre valuto che cosa offre la vita in futuro, perché non
cercare di colmare qualche piccola lacuna? Quindi dal 25 gennaio mi
sono iscritto ad un paio di corsi di approfondimento sulla lettura ed
interpretazione del  “Bilancio Aziendale”!! e mi sa che mi iscrivo
anche ad un corso di tedesco di tre mesi per rinverdire la lingua di
Goethe.
b. Vincendo non poca ritrosia e forse anche mangiandomi un po di
orgoglio (mangiar un po’ di orgoglio è depurativo.. tante volte aiuta
a ritrovare una giusta dimensione di umiltà), ho contattato alcune
persone del mio “network”, che mi hanno incoraggiato a condividere con
loro le mie ultime esperienze ed il profilo professionale. Sono in
vari posti del mondo: chi a Parigi, altri a Dubai, altri a Ginevra ed
anche a Shanghai; non se ne farà magari nulla, ma intanto sto facendo
dei gran sogni ad occhi aperti che mi piacciono un sacco: Parigi con
le sue luci e gli Impressionisti (ahhh il Musée d’Orsay); Ginevra  il
lago ed i vigneti a terrazza di Lavaux; ..  Dubai.. (mi ci devo
sforzare) ma ho un amico che  vive li da 4 anni … è un po’ arabo
ormai.. però molto molto abbronzato; Shanghai, la Cina un mondo
incredibile tutto da scoprire come la maggior parte dell’Oriente
c. Nei prossimi due giorni ho in programma una birra e una cena con
persone che non vedevo da anni e che grazie a questa situazione ho
ricontattato. Questo è  già un bellissimo risultato. Perché,
diciamocelo, il lavoro (che di fatto catalizza l’intera vita) ti
allontana da vecchi amici o persone interessanti che hai incrociato
nel tuo cammino, e avere l’occasione per riprendere qualche contatto è
una gran bella occasione,  un successo fantastico di per sé e un
ottimo inizio di 2013. E’ un po’ come riscoprire la bellezza di
camminare per Milano nelle ore di luce della giornata. Goderne l’anima
fatta di gente indaffarata, di  studenti che vanno o bigiano scuola,
delle vetrine che ti attirano, del profumo di caffè  bevuto
comodamente seduto al tavolino del bar, mentre scorri i titoli del
giornale in formato 9,7 pollici, su iPad. Girare anche solo pigramente
per il parco con il freddo del mattino in una giornata tersa per
scoprire collane di cristalli di ghiaccio, che impreziosiscono le
ultime foglie intirizzite dal freddo, prima che il tiepido solo
invernale le faccia svanire per sempre. Un buon 2013 a tutti, il mio
inizia già bene….
http://licenziatoontheroad.blogspot.it/

Stufe e camini contro la crisi

stufe-e-camini-640x426Arriva il freddo, la crisi rende sempre più insostenibili i costi dell’energia e gli italiani si danno alla stufa. O ad un più romantico camino, a seconda delle possibilità. È quanto emerge da una ricerca della Coldiretti in cui si evidenzia che sono oltre sei milioni le stufe e i camini accesi su tutto il territorio nazionale.

E non solo: secondo i dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2012, i carburanti alle stellehanno fatto registrare anche un aumento record del 26 per cento delle importazioni di legna da ardere. Dimezzato invece, nell’arco di dieci anni, il consumo di gasolio da riscaldamento.

Il ritorno alle stufe e ai camini dimenticati testimonia non solo un crescente interesse verso questa forma di energia, sostenibile dal punto di vista ambientale e competitiva sul lato economico, ma anche una vera e propria rivoluzione tecnologica che, data la domanda, punta a migliorare ogni giorno di più l’offerta di stufe a legna, caldaie e pellets.

E proprio qui, spiega la Coldiretti “l’industria italiana mostra la sua competitività soddisfacendo oltre il 90 per cento della domanda sul mercato interno, mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni”.

”L’Italia – continua la Coldiretti – è diventata il primo importatore mondiale di legna da ardere nonostante la presenza sul territorio nazionale di 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni. I 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale costituiscono il polmone verde dell’Italia con circa 200 alberi per ogni italiano”.

Pull di salvataggio

Per riavervi dal presenzialismo festaiolo e dall’ansia del “cosa mi metto”, staccate la presa. Un istante tutto per voi, un libro goduto in pace, silenzio e voluttà. Per accrescere l’effetto indossate un maglione a collo alto, morbido, caldo, fedele, allegro come solo le cose familiari sanno essere.

 

Casa a emissioni zero

Un’abitazione speciale, in legno e vetro, a emissioni zero, consumi minimi e niente sprechi. È la casa dei sogni che Massimo Petitti, consulente milanese di innovazione, ha progettato e costruito per sé a Cermenate, tra Como e Milano.

La struttura di 210 metri quadrati, ispirata ai fienili delle Fiandre e progettata dagli architetti Michela Fanchini e Manuela Pighetti, è totalmente autonoma dal punto di vista energetico. Grazie a un sistema di pannelli fotovoltaici collocati sul tetto, l’abitazione è in grado di produrre da sé  l’elettricità necessaria per illuminazione, riscaldamento e cucina: anche i fornelli sono elettrici e non richiedono l’allacciamento del metano.

Il riscaldamento/raffrescamento della casa è controllato invece da un impianto a pannelli radianti, collocato sotto il pavimento e costituito da un liquido che si scalda e si raffredda a seconda delle necessità.  Un sistema di ventilazione ad aria forzata e pretrattata mantiene invece sotto controllo la temperatura e l’umidità.

E ancora, l’acqua viene scaldata tramite solare termico, sfruttando ancora una volta le fonti di energia rinnovabile mentre le pareti multistrato spesse ben 30 centimetri garantiscono un totale isolamento. Senza spifferi né sprechi, l’abitazione ottimizza la gestione del calore e non disperde energia al vento.

Descritta così, la casa potrebbe sembrare una struttura molto complessa la cui costruzione può richiedere mesi e mesi di progettazione e lavori. Invece no. È bastato poco più di un mese per portare a termine la sua realizzazione completa. La costruzione o meglio l’assemblaggio delle diverse parti è stato eseguito da un’azienda austriaca specializzata in prefabbricati di pregio.

Una struttura quindi decisamente ecosostenibile e dagli altissimi standard tecnologici e ambientali, semplice da costruire e tutta da ammirare.