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Una merenda speciale

gratoAl Gratosoglio, la signora Assunta Liuzzi tutti i martedì, mercoledì e giovedì prepara la merenda per 25 bambini che escono da scuola alle 16.30 e li impegna in attività manuali fino alle 18, quando i genitori smettono di lavorare.
Nel suo quartiere la signora è un mito.
Grazie Assunta.

Le merende di Assunta, vanno bene per tutta la famiglia e consentono ai bambini di dividere con gli adulti la vita familiare, stando a tavola tutti insieme.

La merenda di ieri? Focaccine allo yogurt!

Ingredienti per 2 persone: un vasetto di yogurt intero da 125 g, 90 g di farina bianca di mais, un uovo intero, 1 cucchiaino di bicarbonato, 1 cucchiaino di grana grattugiato, 1 cucchiaino d’olio d’oliva extravergine, sale.

Come si prepara: In una terrina mettete la farina, il bicarbonato ed una presa di sale.
Mescolate, aggiungete l’uovo, lo yogurt e l’olio e amalgamate bene con una forchetta.
Ungete con un filo d’olio due piccoli stampi, versatevi il composto e ponete in forno gia’ caldo a 200°C per 20 minuti.
Sfornate le focaccine, che saranno dorate e gonfie, spolverizzatele ancora calde con il grana e servite quando saranno raffreddate.
Oppure dividetele a meta’ in senso orizzontale, farcitele con il prosciutto cotto o crudo e servite a temperatura ambiente.

Luci e colori

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In attesa che il freddo si sposti altrove, non ci resta che iniziare a fare spazio nei nostri armadi per donare anche a lui luce e colori. E se la primavera la vedete ancora lontana, consolatevi, ancora per poco, preparando i vostri nuovi look pieni di stampe floreali e abiti lunghi, per sentirsi a proprio agio sia di giorno che di sera.

Uova di Pasqua fatte in casa

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Senza uova di cioccolato non è Pasqua. E voi avete già scelto quale regalare? Tra le varie proposte in commercio ci sono quelli con le sorprese più richieste dai bambini, le uova biologiche e quelle equo-solidali. Ma siccome non c’è sorpresa più bella di quella di regalare qualcosa che è stato realizzato con le proprie mani, che ne dite di un buonissimo uovo di cioccolata fatto in casa con ingredienti genuini?

LEGGI ANCHE: Riciclo creativo, l’alberello di Pasqua con le uova dipinte

Ecco allora gli strumenti necessari e i vari passaggi da seguire per realizzare un ottimo uovo di Pasqua fai da te.

STRUMENTI. Innanzitutto occorrono due mezzi stampi per uova di Pasqua: li trovate facilmente nei supermercati e nei negozi di casalinghi. Se siete alle prime armi scegliete quelli in plastica trasparente che vi permetteranno di separare meglio le due metà. Dotatevi di un paio di guanti in lattice in modo da non lasciare impronte sul cioccolato e di un termometro per dolci: fondamentale, nel corso della preparazione, per controllare che la temperatura del cioccolato non scenda troppo. Non dimenticate i pentolini per il bagnomaria, i mestoli, le tasche da dolci per le decorazioni e ovviamente il cioccolato: ve ne serviranno circa 500 grammi. Bianco, al latte o fondente a voi la scelta, secondo i vostri gusti o quelli della persona a cui dovete regalarlo.

PROCEDIMENTO. Sciogliete il cioccolato a bagnomaria portandolo alla temperatura di 45 gradi e una volta fuso versatelo negli stampi assicurandovi che siano perfettamente asciutti e puliti: qualsiasi traccia di umidità o unto rovinerebbe il vostro lavoro togliendo lucentezza al cioccolato.

Una volta versato il cioccolato in maniera uniforme in entrambi gli stampi fateli ruotare in modo tale che il cioccolato aderisca bene su tutta la superficie e poi lasciateli raffreddare. Dopo circa 30 minuti, le uova dovrebbero staccarsi da sole. In caso contrario esercitate una leggera pressione sugli stampi.

A questo punto inserite la sorpresa e subito dopo richiudete l’uovo. Per la chiusura potete scegliere se utilizzare un pò di cioccolato fuso da passare lungo i bordi o se semplicemente riscaldare i bordi delle due metà in modo da farli aderire: in tal caso potete adoperare una piastra riscaldata.

Non vi resta che decorarlo. Potete scegliere se riempirlo di fiori di zucchero o se scriverci sopra un augurio utilizzando il cioccolato bianco.

Per la confezione provate a utilizzare invece delle stoffe colorate magari cucite o ricamate da voi stessi. Vedrete che sorpresa.

Parola d’ordine: classe

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Il carrè di Hermès racchiude in 90×90 cm l’eleganza e il fascino che solo la Maison Hermès ha la capacità di trasmettere. E se a tutto questo si aggiunge la preziosità della seta (ben 4 km di filo di seta per realizzare ogni esemplare) e un tocco di vintage, la parola d’ordine diventa solo una: classe.

Ancora cinque minuti

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Ho finito Pennac “storia di un corpo” .. Stupendo e stupefacente.. L’avevo iniziato la scorsa settimina, ma poi il lavoro a kronach mi ha sospeso il tempo. Sì non sono più in grado di fare contemporaneamente più cose. Ho preso la consulenza per la mia vecchia azienda sperando di poter portare avanti sia l’attività di analista che l’avvio della nuova società: di fatto ho solo fatto l’analista e la mia società langue… Perché ti prende il senso del dovere e di solito il senso del dovere ha la fisionomia della esclusiva, anche se il mio contratto prevedeva il parttime.. O forse sono io che non so più come si fa a lavorare?
È vero che si impara in fretta a godere del tempo, a sentire il gusto del concedersi la fisicità della frase ” ancora cinque minuti” perchè quello che mi è mancato in questi ultimi 30 anni è la lentezza delle cose, il poterne gustare la dimensione pienamente sensoriale: sono diventato un bulimico del tempo, inoltre, speso in cose che non mi hanno creato “esperienza vitale” ma “solo” professionale… forse…
Leggendo Pennac alla fine mi sono chiesto: “che dimensioni di vita potrebbe narrare il mio corpo?” Mi ricordo con sorriso e dolcezza le mie vacanze da bambino a sulle colline di Parma, con le mucche ed in mezzo al grano o cercando il gatto rosso nel fienile.. Il latte caldo di stalla e la torta rustica delle signora Meri, il suo pane cotto nel forno a legna sulle foglie di castagno.. La signora Meri è un po’ la mia Violette. Poi l’adolescenza introversa e rivoluzionaria.. Ma poi subentra l’oblio di una gioventù ed un tempo sfumato in cui ho fatto cose ho visto gente ed ho fatto cose. Ora mi ritrovo a 52 anni a ri-iniziare da capo e lo ammetto mi è difficile. Ho paura? Forse, anzi sì. Ma ho la paura di non aver più voglia, di essere vecchio. Invidio la generazione del protagonista di Pennac, la generazione di mio padre. Le persone che hanno vissuto enne vite. La frustrazione della mia generazione ma soprattutto di quella seguente è che non abbiamo avuto vite da vivere ma solo cose da rincorrere. E non perché ci hanno portato via il futuro, ma perché non lo abbiamo neanche mai conosciuto, così intenti ad inseguire sogni senza realizzare i desideri.
Questa settimana la dedico a me stesso. La mia società si chiama già AdPro anche se ancora ufficialmente non esiste. Ma esisterà entro venerdì. Promesso. Intanto ho un dominio, è come avere un piccolo feudo anche se virtuale 🙂 ed il mio maniero sta crescendo piano piano.. Ci vuole solo un po’ di spinta.

Ecco, ho appena applicato “ancora cinque minuti” .. Li ho spesi in questo pensiero.. E pensare è un lusso utile.. Ora inforco la moto e vado all’ordine degli ingegneri.. Buona giornata, anche a me stesso.

Elogio della semplicità

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I look semplici sono quelli che permettono di mettere in evidenza i dettagli. Bastano un blazer, un jeans e una maglia di cotone bianca con strass e dettagli preziosi, per brillare con moderazione. E a saltare agli occhi sarà la semplicità dei particolari.

Per un buon uso dello scaldabagno

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Se in casa avete qualche scaldabagno elettrico, imparate a usarlo con attenzione perchè è davvero un divoratore di energia. In base ai calcoli di Legambiente, una famiglia che scaldi l’acqua con uno scaldabagno elettrico della potenza di 1.000 watt acceso sei ore al giorno consuma più o meno 2.000 kWh di energia all’anno, pari a circa 8 volte il consumo di un frigorifero di classe A da 300 litri acceso 24 ore al giorno. Ecco qualche regola da seguire:

 1) In inverno la temperatura giusta non deve superare i 60 gradi.

2) In estate bastano i 40 gradi. Oltre è solo spreco.

3) Per una famiglia di quattro persone lo scaldabagno può garantire i necessari consumi di acqua calda accendendolo soltanto durante la notte, quando la corrente elettrica costa meno. Ci si può anche dotare di un timer, che consenta di programmare l’accensione del dispositivo 3 o 4 ore prima del previsto impiego e di trovare sempre acqua calda a disposizione proprio  occorre. Si tratta di congegni di semplice installazione e dal costo contenuto. Per i modelli di boiler più piccoli si può anche pensare di fare a meno del timer, considerando che in questo caso i tempi di riscaldamento non superano in genere le poche decine di minuti.

LEGGI ANCHE: La temperatura in casa non deve superare i 20 gradi

4) E’ importante posizionare lo scaldabagno in modo corretto, scegliendo una collocazione non troppo lontana dalla maggior parte degli elettrodomestici e degli impianti che dovrà servire (vasca, lavatrice, etc): l’acqua calda disperde calore durante il passaggio nei tubi, per cui maggiore sarà la distanza da percorrere e maggiore sarà lo spreco di energia. Attenzione all’isolamento termico: meglio evitare di installare lo scaldino accanto a una finestra o su una parete particolarmente fredda o umida.

5) La quantità di energia elettrica consumata da un boiler dipende direttamente dai consumi idrici della famiglia. Di conseguenza, evitare sprechi di acqua calda permette anche di ridurre la bolletta della luce. Meglio, dunque, preferire sempre la doccia al bagno (in vasca servono circa 80 litri, per la doccia ne bastano 25) e installare su tutti i rubinetti dei riduttori di flusso, che permettono, a fronte di una spesa di pochi euro, di tagliare i consumi idrici fino al 40%. Fondamentale, tenere sempre in buono stato lo scaldabagno, senza mai trascurare la manutenzione periodica dell’apparecchio.

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Acquisitore di talenti

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Comunque gli Americani io davvero inizio ad apprezzarli: hai gli stessi risultati degli italiani nel processo di ricerca di un nuovo impiego, il nulla, però almeno ti gratificano con lettere tipo:

Dear Francesco,
Thank you for taking time to apply for the Head of Buyer, Italy Marketplaces position. We appreciate your interest and the opportunity to review your background, qualifications, and eligibility.
We have reviewed your resume and have carefully considered your qualifications. While your skills are impressive [nessuno mai mi ha detto che sono impressive!! ndr] and you have met the basic [ma se sono impressive ora sono solo basic??] requirements of the position, we will be moving forward with other candidates who exceed the basic and preferred qualifications for the position. We also encourage you to take another look at our current openings and consider other opportunities within [..] as they become available.
Again, thank you for your interest.
Regards,
[..], Talent Acquisition

Per prima cosa ti hanno liquidato, ma tu sei anche un po felice: sai che per esempio non hai proprio scritto un CV per solo spirito naïf di decorazione carta, ma che qualcosa c’entravi.. Certo con 40.000 manager in giro il fatto che dicano che ne hanno incontrato uno migliore di te non è poi così incredibile.. C’è sempre qualcuno che è miglior di qualcun altro, e sinceramente di me non è poi così difficile. Questo mi ricorda la crisi della fine di metà degli anni ’90, dove sempre sullo storico Corriere Lavoro gli annunci di ricerca avevano questo tenore:”cercasi giovane 21 enne con laurea ingegneria nucleare, MBA, 4 anni di esperienza, madre lingua tedescoinglesefranceseswaili per interessante opportunità in logistica internazionale come conduttore muletto in azienda modernamente organizzata” … Oggi non basta neanche più così.. Purtroppo.

Ma sto divagando, tornando allo stile degli americani, l’altra cosa che apprezzi è che chi ti rifiuta, non è l’uscere del palazzo dove abita mamma, ma niente popodimeno che un Talent Acquisitor. Cioè loro non hanno il selezionatore, ma l’acquisitore di talenti. Beh ammettiamolo se mi avessero preso, il fatto che chi mi avesse selezionato fosse un acquisitore di talenti .. Beh altro paio di maniche!! Quello che ti fa sorgere il dubbio però che tanto talento non sei è che chiosano con una frase che più o meno suona così:” ti incoraggiamo, se proprio vuoi ed insisti, a prendere visone in futuro di ulteriori possibilità all’interno della nostra azienda… Fai tu perché per noi non ha molto senso..” Che così tradotto fa un po umiliato, ma detto come lo dico loro ti fa sentire come quello che dopo aver fatto un colloquio con una società di selezione, torna a casa dalla moglie e questa gli chiede come sia andata e lui risponde:” molto bene, pensa che mi hanno trovato così interessante che il posto per me secondo loro non esiste ancora ma appena lo creano mi chiamano subito”

Comunque almeno hai un riscontro e sai che qualcuno il tuo CV lo ha letto… Forse non lo ha capito, ma quello è una tua responsabilità… non sua.

Intanto oggi c’era finalmente il sole, ed è fiorito il primo croco viola della stagione. Ed ho iniziato a leggere Pennac “storia di un corpo”. Una stranezza di libro, ma una meravigliosa sorpresa

A passo di tango

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Portano la firma di Casadei queste decoletté di pelle nera che ricordano le scarpe per il tango. Belle, femminili e comode. Il laccetto alla caviglia le rende sicure mentre il tacco, presente ma non esagerato, le fa essere pratiche durante il giorno e ideali per una serata speciale a passo di danza.

La cucina non sprecona

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PERCHÉ UNA CUCINA DEL NON SPRECARE – Sprechiamo una quantità impressionante di cibo. A partire dalla spesa, che non siamo più capaci di fare con criteri ragionevoli, e dalla tavola, da dove il cibo finisce direttamente nella spazzatura. Secondo lo studio del Barilla Center for food & nutrition (Bcfn), ogni italiano getta via in media 149 kg di cibo ogni anno, contro i 44 kg dei greci, ma ben al di sotto dei 579 kg degli olandesi. La stima di Ipsos e’ che quasi un italiano su cinque (19%) butta via del cibo ogni settimana e l’8% lo fa addirittura ogni giorno. In Usa non andiamo molto meglio: la stima è di uno spreco del 40% del cibo acquistato,  fra i 1.350 e i 2.275 dollari per una famiglia di quattro persone. Secondo la Fao in media ogni consumatore in Nord America ed Europa spreca fra i 95 e i 115 kg l’anno di cibo, mentre gli abitanti dell’Africa sub-sahariana si fermano a 6-11 kg l’anno.

NUMERI DA CAPOGIRO – Il cibo perso o buttato via in Europa potrebbe nutrire 200 milioni di persone, quello sprecato in America Latina circa 300 milioni, come quello in Africa. Le perdite alimentari nei Paesi industrializzati ammontano a quasi 680 miliardi di dollari, contro i 310 miliardi di dollari nei Paesi in via di sviluppo, che sprecano più o meno la stessa quantità di cibo, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate. Ogni anno, i consumatori nei Paesi ricchi sprecano tanto cibo (222 milioni di tonnellate) equivalente all’intera produzione dell’Africa sub-sahariana (230 milioni).

COSA FINISCE NELL’IMMONDIZIA: Soprattutto frutta e verdure, più radici e tuberi (40-50%) secondo le stime Fao. Un altro 30% è costituito da cereali e un altro 30% da pesce, mentre il 20% e’ composto da semi oleosi, carni e prodotti lattiero-caseari.

TORNARE A PREPARARE IL CIBO IN CASA – A fronte di questa sequela di numeri inquietanti, c’è un dato positivo. La crisi economica che ci sta flagellando, se osservata nel modo giusto, può aver anche rappresentato un’occasione di crescita della consapevolezza.  “L’autarchia torna in tavola”, come sintetizzato dalla Coldiretti, secondo la quale a fronte di un taglio della spesa per 1,1 miliardi dei prodotti confezionati si registra un boom negli acquisti degli ingredienti base come farina, uova, zucchero e burro, cifre mai registrate da prima nel dopoguerra: l’ aumento è dell’8% per la farina, del 6% per le uova e del 4% per il burro, contro un calo dell’1,5% degli alimentari registrato nella grande distribuzione. Ilricorso al fai da te – sottolinea la Coldiretti – è certamente il frutto dell’esigenza di risparmiare per la riduzione del potere di acquisto ma anche della ricerca di una migliore qualità dell’alimentazione”.Preparare in casa il pane, la pasta, le conserve, lo yogurt o le confetture ed i dolci, oltre a risparmiare garantisce la qualità degli ingredienti utilizzati. Secondo una indagine Coldiretti/Swg un italiano su tre prepara più spesso rispetto al passato la pizza in casa, il 19 per cento più frequentemente fa addirittura il pane, il 18 per cento marmellate, sottoli o sottaceti, il 13 per cento la pasta e l’11 per cento i dolci.

UN NUOVO STILE DI VITA – Ad incidere c’è anche il nuovo modo di vivere il tempo libero degli italiani che rinunciano a cinema, teatro e altri svaghi per stare più a casa dove si riscoprono vecchi e nuovi hobby come l’orto o la cucina e si invitano parenti e amici a pranzo o cena piuttosto che andare al ristorante. Gli italiani hanno trascorso ai fornelli in media 56 minuti al giorno nei giorni feriali che salgono ad oltre 69 minuti la domenica o nei giorni festivi, per un totale di oltre sette ore alla settimana. Ma c’è anche un italiano su quattro che ha trascorso il tempo nel giardino o nell’orto a coltivare in proprio di erbe aromatiche, fiori, ortaggi e frutta per sé o da donare agli amici mentre ben 21 milioni di italiani si sono recati nei mercati degli agricoltori di campagna amica per garantirsi alimenti genuini senza affrontare la fatica della zappa.

Un grande classico

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La semplicità delle linee classiche ma sempre di moda. Il tipico bracciale tennis è una catena flessibile in argento composta, in questo caso, da Swarovski taglio brillante. Un braccialetto molto elegante, portabile in molteplici occasioni e di gran classe.

Nasce un bambino, si pianta un albero

nuovo-albero-per-ogni-bimbo-nato.-Così-si-contrasta-il-consumo-di-suolo-in-nome-di-salute-e-benessere1-640x349Un nuovo albero per ogni bimbo venuto al mondo: questa volta non si tratta di una semplice iniziativa ma di una vera e propria legge. La norma, entrata in vigore il 16 febbraio scorso, stabilisce che tutti i comuni italiani con più di 15mila abitanti debbano piantare un albero per ogni nuovo bambino registrato all’anagrafe o adottato.

In realtà l’obbligo era già stato introdotto nel 1992. Ora per assicurarne un effettivo rispetto sono state portate avanti alcune modifiche a partire dalla tipologia dei comuni: non tutti ma solo quelli più estesi. La norma prevede inoltre che la piantumazione debba avvenire entro sei mesi e non più di dodici dalla nascita o dall’adozione.

Obiettivo principale: cercare di contrastare il consumo di suolo e la perdita di zone verdi. Toccherà a un Comitato per lo sviluppo del verde pubblico vigilare sul rispetto della normativa. I Comuni hanno invece l’obbligo di comunicare il tipo di albero scelto per ogni bimbo  e il luogo in cui è stato piantato provvedendo anche a un censimento annuale di tutte le piantumazioni.

LEGGI ANCHE: L’egoismo è finito, la civiltà dell’orto

Un passo decisamente importante non solo per contrastare la cementificazione continua delle nostre città ma anche per la nostra stessa salute e il nostro benessere quotidiano.

Come rivela uno studio dello U.S. Forest Service e pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicineesiste una stretta correlazione tra la perdita di verde e la mortalità delle persone.

In particolare, i ricercatori hanno esaminato i dati demografici relativi ai decessi per patologie cardiache e malattie respiratorie verificatisi in circa 1300 contee sparse in quindici stati nordamericani. Dai dati è emerso che tra le popolazioni residenti nelle zone infestate da un particolare coleottero che uccide i frassini si sono verificati circa 15mila decessi in più per malattie cardiache e 6mila in più per malattie respiratorie rispetto alle zone in cui il coleottero non è presente.

Non importa quindi che si tratti di querce, pini o pioppi, gli alberi devono essere tutelati perchè è anche dalla loro presenza che dipende la nostra salute.

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Eureka… forse…

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Alla fine l’ho preparato il business plan… L’ho preparato davvero.  Ma andiamo con calma, sono accadute tante cose in questi ultimi 10 giorni.. Che sono spossato: ho sonno.

Dunque intanto da mercoledì scorso ho un lavoro. Non so se il merito che io abbia un lavoro sia da attribuire al successo del network oppure al mio essermi improvvisato bloggerista. Comunque sia sono anche io un CO.CO.PRO … Tipo fatina dei dentini, per intendersi, ma molto meglio remunerato.. SE, e sottolineo SE, riesco a finire il progetto..
Sicuramente il fatto che abbia un lavoro non è dovuto all’invio di CV in risposta ad alcune posizioni che ho trovato su Corriere Lavoro. Anche questa volta non si è smentito: di tutte le offerte a cui ho “applicato” non ne è scaturita alcuna occasione. Del resto è tradizione. Sarei stato preoccupato del contrario.
Un po’ però mi dispiace perché alcune posizioni erano proprio il mio ritratto… Si vede che ho un sacco di alter-ego in giro… Ma lo stampo mia mamma non doveva buttarlo via dopo di me? Mah, mistero…
Allora ho un lavoro: come detto è un lavoro a progetto e non a tempo pieno. Ho chiesto di poter lavorare part time per dedicarmi al mio Progetto, quello che la “P” maiuscola… Quello che è emerso dalla polenta dei pensieri anche senza il capello di Archimede: mi butto nell’ “object extinguisher” (oggi è così che me lo hanno presentato e dato che sarà il mio prossimo pane, per me è così che sarà… Voi potete chiamarlo: estintore)
Ho preparato un Business Plan (modo forbito per dire che ho messo insieme due idee ma soprattutto quattro conti verosimili per vedere se campo) e l’ho presentato al mio futuribile (allora, oggi posso dire “futuro”) partner.
Lo hanno analizzato e poi ho avuto l’incontro con il direttore Mondo (giuro!! Un vero direttore mondo, non come quelli che si trovano talvolta su linkedin: questo è italiano, vive a parigi, e lavora su tutto il mondo.. Secondo me ha la tessera HON Circle total black della Lufthansa… Altro che frequent flyer) che ha detto sì!! Mi sono sentito come si deve sentire un ananas nelle mani del sig DelMonte quando viene accertata la giusta maturazione.
Insomma, si parte! Divento imprenditore. … … Mah…. Un po’ di terrore mi assale. Vedremo. Intanto ora ci vuole un piano operativo… (L’ho detto che sono uomo di prolifera produzione documentale)
Dovrò dirlo al bracco ed all’elfo africano di casa: la pacchia del padrone studente sta per finire.. Ho già timore delle loro reazioni.
Buona notte… domani penso al come…intanto domani sono in Germania…

 

Per leggere il post integrale, andate su

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L’insostituibile leggerezza del poudre

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Seta preziosa per questo top leggero portabile in mille occasioni.  Perfetto in primavera, accostato a spalle scoperte e una gonna svolazzante, come in inverno unito ad un tailleur pantalone più rigoroso. Il colore impalpabile della cipria lo rende adatto ai più svariati abbinamenti e le rouches sul girocollo gli conferiscono un tocco romantico, ideale per il giorno di San Valentino.

Come fare l’orto con i vicini di casa

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Vorreste avere cibi freschi e biologici a basso costo e immediatamente disponibili, senza doversi segnare nel calendario le date di tutti i mercati dei contadini? Desiderereste avere a disposizione un luogo all’aperto dove ci si possa incontrare, ma anche dove sia possibile coltivare frutta e verdura? Oggi vi segnaliamo questo manuale edito da Terre di Mezzo, che insegna a trasformare un terreno incolto in un giardino incantato. Vi farà capire infatti come realizzare, con i propri vicini, uno spazio che renda protagonisti i suoi promotori: come scegliere l’area abbandonata da recuperare, quali caratteristiche deve avere, a chi chiedere i permessi, come organizzarsi affinché il giardino o l’orto siano sostenibili nel tempo.

A differenza dei giardini pubblici tradizionali, si decide insieme quali attività fare, come disporre le piante, cosa coltivare, quali attrezzature sportive e giochi per i bambini installare. Tutto il gruppo curerà poi l’orto o il giardino che nasce, facendolo diventare il seme di un nuovo modo di vivere, più verde e più partecipato. Gli autori, tre architetti urbani specializzati nella progettazione partecipata di spazi pubblici, promuovono la creazione di orti e giardini condivisi con il gruppo Zappata Romana.

 

La tolleranza: rispetto o cura?

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Possiamo sostenere la tolleranza per ragioni di prudenza – è più economico stare in pace che in guerra – o in nome della verità, perché può darsi che io abbia torto e tu ragione e che le tue idee siano più giuste delle mie.

Ma possiamo portare argomenti in favore della tolleranza anche per ragioni, che chiamiamo etiche o morali, in cui il problema diventa quello di mettersi in gioco con la diversità in una interazione che alla fine, nei casi felici, se funziona, cambierà un po’ sia te sia me, e i confini del noi (della nostra storia, della nostra tradizione) avranno una certa porosità. In questi casi, la tolleranza ci chiede di prediligere la curiositas alla securitas.

Il problema della tolleranza nasce di fronte alla prossimità, non alla distanza. È quando arriva la prossimità che si pone il problema, quando si è a tavola con l’altro, quando si sta gomito a gomito, e non quando vige un più o meno esplicito apartheid. Le ragioni morali o etiche della tolleranza agiscono in nome dell’uguale rispetto dovuto a chiunque in quanto persona, quale che sia la nostra idea di persona, oppure in nome della cura e dell’empatia, favorite, illustrate, approfondite con grande forza dal pensiero femminile. Da una parte la via di Kant, secondo cui il rispetto è dovuto a chiunque perché chiunque esemplifica il “tipo” umanità, dall’altra la via del “filosofo morale delle donne”, David Hume, che è quella dell’empatia e del “sentire con”. Nella via kantiana io ti rispetto non per la storia che hai, per il volto che hai, per la sofferenza o la gioia che provi, non perché sei quella particolare persona lì, ma perché sei una persona. Questa strada implica una opacità, una certa forma di impersonalità. Noi oggi sappiamo che c’è dell’altro. Il rispetto è una grande virtù ma non è l’unica: serve anche l’empatia.

tratto da Tolleranza. Le virtù civili, Asmepa, Bologna 2012

http://www.asmepaedizioni.it/

 

 

Talvolta accade

ghiaia gennaio 003Talvolta accade… Sì, davvero talvolta accade. Non spesso, anzi, molto raramente, ma accade. Ed inoltre quando meno te lo aspetti. Però quando accade – è inutile negarlo, sarebbe solo falsa modestia, e diciamolo anche ipocrisia! – ne sei davvero felice!

Accade che qualcosa che hai seminato germogli… Lo so, non è così straordinario in natura, ma nel mondo dell’artificiale invece sì. Sono piccole soddisfazioni. Piccole grandi soddisfazioni.

Accade che l’azienda per cui hai lavorato alcuni anni fa, saputo che sei libero, ti offra un contratto di consulenza senza che tu l’abbia sollecitato.

Accade che quello che fino a ieri era un fornitore voglia discutere con te di un progetto.
Accade che prossimamente incontrerai il supermegagalattico direttore mondo del tuo futuribile partner perché la tua idea di business è stata giudicata “interessante”.

Accade.

E sono felice che accada, perché significa che quello che ho seminato sta germogliando. E quello che ho seminato è solo il mio saper fare. Ed è gratificante, anzi direi corroborante, riscontrare che “il mio saper fare” non sia solo una mia idea, ma mi venga riconosciuto da chi con me ha già camminato a lungo.

Certo niente di questo copre nient’altro che un orizzonte di appena pochi mesi, e forse l’idea interessante non decollerà. Intanto sono segnali forti, se non per il conto in banca, sicuramente sul conto del mio Ego. E questo, come insegna il dottor Freud, per ora mi basta.

E’ un po’ come avere un asciugamano. Perché, se abiti su un piccolo e insignificante pianeta verde-azzurro situato a centoquarantanove milioni di km da un piccolo sole giallo posizionato all’estremo limite della spirale ovest della Galassia, e sei un autostoppista intergalattico, un asciugamano può avere

[..] una immensa utilità psicologica. Per qualche ragione se un ‘figo’ scopre che un autostoppista ha con sé l’asciugamano , riterrà che sicuramente abbia anche spazzolino da denti, spugnetta per il viso, il sapone, la scatole dei biscotti, la borraccia, la bussola, lo spray contro le zanzare, e la tuta spaziale. [..] il ‘Figo’ pensa che un uomo che abbia girato in lungo ed in largo l’intera galassia in autostop […] e che dimostri alla fine di sapere ancora dove è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione” [cit. Doulglas Adams:” The Hitchhiker’s Guide, to the Galaxy”]

Mi piace essere degno di considerazione ….. e “Grazie per tutto il pesce” [cit. Douglas Adams]

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