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San Vittore, Pereira svela la Prima della Scala ai detenuti

Il sovrintendente ha raccontato ai carcerati l’opera che, il 7 dicembre, inaugurerà la stagione del Piermarini. Pereira ha anche auspicato che il premier Renzi possa prendere parte alla Prima, in una Milano blindata per la sicurezza

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di Redazione Milano online Corriere della Sera

Per il secondo anno consecutivo il sovrintendente della Scala Alexander Pereira è entrato nel carcere milanese di San Vittore per raccontare a un gruppo di detenuti e detenute Giovanna d’Arco, l’opera che il 7 dicembre inaugurerà la stagione lirica del teatro e che loro potranno vedere in diretta. Un’opera sull’eroina cristiana che combatte per l’unità della Francia, scelta ben prima delle stragi di Parigi. Anche per questo alla Prima non dovrebbe essere suonata la Marsigliese anche se, secondo il sovrintendente, «tutti i teatri dovrebbero mettersi insieme per far capire che la libertà, la possibilità di aprire la mente è una cosa importante per cui dobbiamo lottare». Pereira ha soprattutto cercato di spiegare ai detenuti la magia dell’opera che è «la forma più costosa di spettacolo», per cui servono almeno 250 persone ogni sera, ma è anche fatta di capolavori assoluti. «A volte la gente dice che è troppo costosa» ma non metterla in scena, ha osservato, «sarebbe come se al Louvre togliessero la Gioconda e non la facessero vedere perché l’assicurazione è troppo alta». E se il 7 dicembre «riuscirò a trovare il vostro cuore, mi basteranno dieci secondi, se riuscirò a dare un’emozione sarò felicissimo», ha aggiunto . Gli ingredienti sembrano esserci tutti: un cast eccezionale con Anna Netrebko che è «il più grande soprano al mondo», l’orchestra della Scala «che è la migliore al mondo nel repertorio italiano», il coro «che è il migliore al mondo» al di là del repertorio e il direttore milanese Riccardo Chailly che «spero darà alla Scala un grande futuro».
«Sarebbe bello se ci fosse Renzi»
Come da copione, ci sono anche le minacce di sciopero: rientrato quello dei lavoratori del teatro («sono felice di aver trovato un accordo con i sindacati, importante per dare tranquillità alla Scala», ha spiegato), adesso è la polizia locale a minacciare di non lavorare in un giorno sensibile dal punto di vista della sicurezza. Alla Scala – per la prima volta a Sant’Ambrogio – ci saranno i controlli dei metal detector. Ora è la polizia ad utilizzare quelli manuali ma in futuro, ha annunciato Pereira, «ci saranno investimenti e avremo i nostri metal detector». Di certo, nel foyer ad accogliere gli ospiti della serata sarà presente un albero di Natale. Quest’anno non lo vedrà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, impegnato a Roma con il Giubileo che si aprirà il giorno dopo. L’augurio del sovrintendente, però, è che possa arrivare il premier Matteo Renzi. «Non so – ha detto – ma sarebbe bello». Inizia invece a delinearsi la lista di chi ha scelto di vedere l’opera a San Vittore. Una tradizione istituita dall’associazione Quartieri tranquilli di cui `anima´ è Lina Sotis: «È un miracolo che si ripete» ha detto la giornalista poco prima dell’incontro di oggi a cui ha voluto essere presente anche Carla Fracci che a San Vittore venne a ballare nella sezione femminile nel 1995. Pereira, che ha preferito non parlare in piedi al microfono, ma seduto in modo più informale, dopo che un detenuto gli ha fatto notare che molti non conoscono nemmeno i titoli principali delle opere, ha lanciato l’idea di fare tre o quattro incontri di presentazione all’anno in carcere. «Passare due o tre ore con Traviata – ha concluso – è piacevole, no?».

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_novembre_27/san-vittore-pereira-svela-prima-scala-detenuti-4a8402c2-9527-11e5-b54c-257f4e9e995d.shtml

Chiusura OPG: giusto o sbagliato?

di Stefania A.

Il 31 Marzo 2015 gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) sono stati ufficialmente chiusi, per lasciare spazio alle REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza); dire che sia giusto o sbagliato credo sia impossibile, sicuramente i cambiamenti possono essere utili, ma forse i risultati si vedranno solo con il tempo. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sono stati descritti nei più svariati modi, ma nessuno di questi rende veramente l’idea dell’ambiente e della loro funzione; io stessa che ho vissuto 4 anni a Castiglione delle Stiviere, fatico a trovare le parole adatte per descrivere l’ambiente, che a lungo andare è diventato come una casa.

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Forse la verità è che si tende ad associare gli OPG, a semplici manicomi criminali; l’ho fatto io stessa, quando fui informata della mia assegnazione a Castiglione, pensavo che avrei trovato camicie di forza, magari una struttura fatiscente, persone malate e pericolose: beh mi sono sbagliata, alla grande.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, è stato un po’ come vivere in un collegio immerso nel verde, dove ho trovato persone che soffrono delle più svariate patologie psichiatriche, e che, giorno dopo giorno, lottano per trovare un equilibrio.

È un luogo che racchiude la sofferenza di donne e uomini, che, a causa della malattia, hanno commesso reati più o meno gravi; c’è chi non ne ha coscienza, e chi invece cerca di districarsi tra i sensi di colpa riprendendosi la vita. Proprio perché l’ho vissuto sulla mia pelle, sono convinta che l’ OPG sia per molti un’ancora di salvezza; non è solo un luogo di cura attraverso la psicoterapia e la terapia farmacologia, ma è anche un luogo di riabilitazione, attraverso vastissimi progetti di sport, di lavoro, di cultura. Certo si sconta una pena con delle privazioni, ma si sente molto meno il distacco forzato dalla libertà, proprio grazie a tutte le attività che vengono offerte; ovvio che per funzionare, è un posto che va accettato, e, a priori, è necessario accettare il motivo per cui si arriva in un posto del genere.

Chi lavora all’interno dell’ OPG è dotato di una grandissima umanità, tanti angeli custodi (operatori, psichiatri, infermieri, psicologi, educatori), che giorno dopo giorno vivono la sofferenza, e spesso la solitudine di chi ci vive. Forse il cambiamento più giusto non sarebbe dovuto arrivare da misure legislative, il grande cambiamento dovrebbe partire dalla gente comune: le persone dovrebbero imparare a non avere paura delle malattie psichiatriche, che si tratti di manicomi, OPG oppure REMS; non ci si dovrebbe mai dimenticare che chi vive in quei posti sono persone, che il più delle volte sono le prime ad essere spaventate dalla malattia, e magari avrebbero solo tanto bisogno di essere ascoltate, capite, e prese per mano.

Io ci sono purtroppo passata, e dalla mia esperienza, grazie all’OPG e ai miei angeli custodi, ho capito che nessuno è immune, basterebbe solo non essere prevenuti, e non giudicare chi ha sbagliato senza rendersene conto: per queste persone, me compresa, la vera pena non sono gli anni inflitti da un tribunale, ma la consapevolezza della malattia e di ciò che mi ha fatto fare.

Porta Vittoria

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La zona 4 era rimasta l’unica “zona grigia” di Quartieri Tranquilli. L’unico spicchio spento, circondato da tanti colori, da tanta passione. Come fosse l’ultimo cioccolatino, che nessuno osava prendere. Ci ha pensato Ludovica, con le sue storie di Via Piranesi 10. Perché lei in via Piranesi ci va a piedi tutte le mattine per andare a lavorare. Attraverso il suo sguardo poetico, conosceremo, già da domani, il quartiere di Porta Vittoria e, lo speriamo tanto, anche i suoi abitanti. Finalmente, la cartina di Milano Tranquilla è tutta accesa.

Propolis Seggiano – Mostrami il tuo lato social(e)

Aiutare gli altri può essere divertente e formativo, può essere di moda! Sono questi gli obiettivi di ACTION!, contest a premi per mini-clip video rivolto ai giovani di Milano dai 15 ai 25 anni sul tema del Volontariato, organizzato da Officine Buone Onlus in co-progettazione con Comune di Milano e Ciessevi.

 

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Primo premio: A cena sotto le stelle

A pari merito, al primo posto, il lavoro di Michele Alinovi, Martina Carnovale, Giuseppe Francaviglia, Andrea Prada Bianchi, Francesco Zaffarano, dell’Università Cattolica

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Quel maledetto dito

Silenzio. La domenica, dopo il tramonto, per le strade del centro di Milano c’è silenzio. È come se la città trattenesse il fiato in attesa della settimana che sta per cominciare. Le finestre lasciano passare le luci accese sul tavolo con i piatti caldi della cena: la tv in sottofondo, un boccone leggero perché il pranzo è stato impegnativo, e poi a letto, che domani “se và a lavurà”.

Quando, però, costeggiando i palazzi di via della Posta o di via Negri, si arriva nella ricca piazza degli Affari, tutto cambia: c’è qualcosa di strano, inusuale, in netto contrasto con il luogo e con quello che rappresenta. L’incedere nervoso degli uomini in giacca e cravatta lascia il posto a qualcos’altro. […]

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Play Day, la festa del gioco

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Riceviamo, da Micol Cipriani, una buona notizia che volentieri pubblichiamo.

Si è confermato ancora una volta un evento di grande successo il Play Day di Milano dell’8 giugno. L’appuntamento dedicato al gioco in famiglia, organizzato da Assogiocattoli e Pepita Onlus in collaborazione con la Fabbrica del Vapore-Comune di Milano, ha visto nella seconda edizione la partecipazione di oltre 350 famiglie sfiorando le 2.000 persone.

L’occasione era spensierata ma l’obiettivo serissimo: rimettere al centro i valori positivi del gioco per farne comprendere ed apprezzare le valenze sociali e “ri-educare” i genitori a condividere un tempo ludico insieme ai loro figli.

 

ACTION! – Mostrami il tuo lato social(e)

Aiutare gli altri può essere divertente e formativo, può essere di moda! Sono questi gli obiettivi di ACTION!, contest a premi per mini-clip video rivolto ai giovani di Milano dai 15 ai 25 anni sul tema del Volontariato, organizzato da Officine Buone Onlus in co-progettazione con Comune di Milano e Ciessevi.

Officine Buone coinvolge i giovani nel mondo del Volontariato con un linguaggio innovativo e i giovani rispondono con entusiasmo e generosità (77 partecipanti e più di 50 associazioni coinvolte), mettendo il talento al servizio del sociale. Se correttamente stimolati, i giovani sono sempre capaci di stupire.

Si arriva così alla finale del 7 giugno a Palazzo Reale. Una cornice magnifica per una sorta di Oscar del sociale in cui vince il più bravo e il più buono. I giovani si conoscono e scambiano le esperienze di Volontariato, poi sale la suspence in attesa delle premiazioni finali. Vince Fabiana Gomba con il video “Non abbandonare un giovane volontario, fallo giocare con le Pantere”, seguita sul podio da “Social Game” di Matteo Anderloni e “Let’s serve” di Davide Naso. Ugo Vivone, presidente di Officine Buone, e Maccio Capatonda, videomaker di culto e presidente di giuria, premiano i migliori insieme all’assessore Granelli e il direttore di Ciessevi Marco Pietripaoli senza nascondere emozione e soddisfazione per i soprendenti risultati ottenuti.

Tre piccoli capolavori di solidarietà, sorriso e talento. Fanno sperare in una società migliore, guidata da buoni esempi proposti dalle nuove generazioni.

Ugo Vivone
Officine Buone

MASH-UP

PRIMO CLASSIFICATO

SECONDO CLASSIFICATO

TERZO CLASSIFICATO

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Giocare è un vostro diritto

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Giocare è un vostro diritto e, proprio per questo, il Parlamento Europeo ha istituito un Play Day, dedicato al gioco. Domenica 8 giugno si gioca alla Fabbrica del Vapore con Ciccio Pasticcio. Pepita Onlus e Assogiocattoli invitano tutti, basta che adulti e bambini giochino insieme. Dalle 11 alle 18 in via Procaccini, 4. Tutto gratis.

 

Primo Premio Concorso Martinotti: Il bosco in città

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Cominciamo oggi a pubblicare i lavori dei tre vincitori del Premio Martinotti. Il bosco in città è stato realizzato da Giulia Carrarini Davide Gangale Carlo Marsilli Giorgia Wizemann, studenti del Master di giornalismo Walter Tobagi dell’Università di Milano.

Lo sviluppo non deve andare contro la felicità, deve essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla terra, delle relazioni umane, della cura dei figli, dell’avere amici, dell’avere l’indispensabile. Proprio perché questo è il tesoro più importante che abbiamo, quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la felicità umana.

(dal discorso del Presidente dell’Uruguay José Mujica alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio+20, 21 giugno 2012)

Noi vediamo la città fisica e non quella sociale. Ma la città fisica è il prodotto della città sociale, senza la quale non esisterebbe.

(Guido Martinotti)

Il bosco in città

«Lavorando qua la depressione è svanita, perché mi dedico a quello che faccio e non ai brutti pensieri. Per me è l’ideale, dovrebbe esserlo anche per gli altri». Ogni mattina Stefano si prepara un caffè ed esce di casa. A lavorare, lui, ci va a piedi. E la giornata la passa all’aria aperta.

Stefano è un utente dei servizi di salute mentale dell’ospedale Niguarda. Dopo la nascita dei suoi figli, ha sofferto di una forte depressione: per dieci anni si è rintanato in una stanza buia, rifiutando ogni forma di contatto con il mondo esterno. Grazie all’insistenza dei suoi cari, alla fine ha accettato di andare in terapia. Ora coltiva la terra e semina zucchine e pomodori.

Stefano non vive in campagna, ma a Milano. Ad Affori, per la precisione, periferia nord della città. Gli orti di cui si prende cura sono quelli del Giardino degli aromi, un’associazione nata nel 2003 negli spazi dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, con lo scopo di reinserire nella società persone con problemi mentali. Un’organizzazione che ha scelto gli spazi verdi come unica medicina per i propri utenti. Perché «il recupero di un rapporto diretto con il mondo naturale urbano aiuta a ritrovare un equilibrio di pensiero e un ritmo biologico più sereno». La medesima filosofia è alla base delle attività delle altre 13 associazioni che operano nei padiglioni dell’ex manicomio.

È nel decennio a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso che prende forma l’area del Paolo Pini. Tre ettari di verde, distanti dalla Milano urbanizzata e chiusi al mondo esterno da una cinta di mura: una vera e propria cittadella nella città. Una scelta – quella di tenere i “matti” isolati dalle “persone normali” – in linea con i pregiudizi e le credenze del tempo, avvalorate anche da una scienza medica che faceva della reclusione il suo primo precetto. L’attività del Pini prosegue a pieno ritmo fino agli anni ’80, quando la legge Basaglia la interrompe gradualmente. Nel 1986 la Regione Lombardia approva un piano di riconversione della struttura, completato due anni dopo: l’ex nosocomio è trasformato in polo psichiatrico aperto. Intanto Affori è cresciuta, da sobborgo industriale circondato da campi a quartiere periferico ma vivace.

L’eredità medico-terapeutica del Paolo Pini passa nelle mani dell’ospedale Niguarda. Ma dei pazienti iniziano a prendersi cura anche alcune associazioni, che negli spazi dell’ospedale proseguono una sua antica attività: l’agroterapia. Già all’epoca del manicomio, i malati erano impegnati nella coltivazione della terra: un’occupazione che permetteva loro di passare il tempo e ritrovare il contatto con la natura. Ogni giorno i degenti erano accompagnati da infermieri e contadini al di là del muro di cinta: proprio lì si estendevano sette ettari coltivati a grano. Fino agli anni ’70, quando l’area venne trasformata in un pioppeto. Da qui il nome Parco Pop, con cui quei sette ettari sono conosciuti ancora oggi. I pioppi, però, non ci sono più: alcuni anni fa l’area è stata disboscata e abbandonata a sé stessa. Ma la natura è stata più forte: lo spazio si è spontaneamente rinaturalizzato, dando vita così a un bosco radura.

Tutto questo – edifici, terreni, campi – è sempre stato proprietà della Provincia di Milano. E le cose non sono cambiate con la chiusura del nosocomio. Se per anni la presenza delle associazioni, con tutte le loro attività, è stata accolta e incentivata dall’amministrazione, nell’ottobre 2012 il nuovo piano di governo del territorio mette in discussione la natura dello spazio. L’ente intende vendere l’intera area del Parco Pop a privati con lo scopo di «soddisfare il bisogno abitativo locale riferito alle fasce più deboli della popolazione». In altri termini, costruire un complesso residenziale destinato all’housing sociale. Le associazioni non ci stanno: «soltanto il 10 per cento delle abitazioni avrà in realtà questa destinazione», denunciano. E il cemento prenderà il posto di uno dei polmoni verdi della città: per la Provincia, una distesa senza più alcuna funzione; per le associazioni (e non solo), un luogo da preservare per la sua storia e per il suo valore, non soltanto naturalistico ma soprattutto sociale.

«Questo non è un posto vuoto». Sara Costello, presidente del Giardino degli aromi, ha dato inizio a una battaglia che ha messo insieme abitanti del quartiere, utenti dell’ex Pini e frequentatori del parco. Una battaglia che, nella sua fase iniziale, ha usato l’arma più semplice e spontanea quando quello da difendere è un bene comune: la raccolta delle firme. Dal parroco al giornalaio, dai commercianti ai pendolari, in nove mesi 23 mila persone hanno sottoscritto l’appello lanciato da Seminatori di urbanità, un comitato costituitosi per l’occasione.

Accanto alla gente comune, si sono uniti a questa battaglia anche molti professionisti: urbanisti, agronomi e architetti pronti a difendere con tenacia una realtà unica sotto molteplici punti di vista. Francesca Neonato, agronoma specializzata in architettura del paesaggio e nella progettazione di giardini terapeutici, ha seguito la vicenda da vicino e ne ha fatto un caso di studio: «La cosa importante che sta anche alla base della mia ricerca è la presenza di una comunità che ha fatto rete. E che lo ha fatto grazie all’esistenza di una serie di attività dal forte potere aggregativo: presupposto inalienabile di qualsiasi iniziativa di successo». Il contributo dell’esperta si è tradotto nella formulazione di ragioni oggettive riguardo alla salvaguardia dello spazio: «Ho fatto capire ai Seminatori di urbanità che per contrastare il progetto della Provincia servivano motivazioni che andassero oltre l’attaccamento affettivo all’area. Abbiamo iniziato a ragionare come i signori dell’economia e abbiamo dato un valore economico a questo patrimonio naturalistico».

817 alberi di 40 specie diverse e 23 tipi di uccelli: sono questi i numeri del doppio censimento – l’uno naturalistico, l’altro faunistico – del Parco Pop, un raro esempio di biodiversità in città. La mappatura non sarebbe stata possibile senza il contributo di numerosi volontari: tante persone che, ancora una volta, hanno messo insieme le loro forze per difendere un angolo prezioso del proprio quartiere. I dati raccolti sono serviti per dimostrare che l’area ha anche un prezzo: più di 4 milioni di euro, tra valore ornamentale, valutazione dei servizi ecosistemici, quantificazione della massa legnosa e dell’anidride carbonica.

Il 3 giugno 2013 i Seminatori di urbanità hanno consegnato al Comune di Milano le 23mila firme contro il progetto edilizio della Provincia, mentre l’Assessorato all’Urbanistica presentava al ministero dei Beni culturali la richiesta di vincolo paesaggistico sull’area. L’iter è ancora in corso, ma la comunità è fiduciosa: le fondamenta dell’esperienza di socialità che si è creata intorno al Parco Pop sono più solide di qualsiasi palazzina. «Di giardini condominiali, a Milano, ne abbiamo tanti, forse anche troppi», ricorda Neonato. «Di Parco Pop ne abbiamo uno solo».

Giulia Carrarini Davide Gangale Carlo Marsilli Giorgia Wizemann 

Ecco i vincitori!

Ecco i tre vincitori ex aequo del Concorso Martinotti. In premio, una borsa di studio di 1500 euro della Fondazione Cariplo e un passaggio sul Corriere della Sera, la Repubblica e TeleLombardia. Sul nostro sito di Quartieri Tranquilli nelle prossime settimane troverete i lavori di tutti i concorrenti.

ASSEGNAZIONE DEL 1° PREMIO 2014

21 maggio 2014 – URBAN CENTER DEL COMUNE DI MILANO – Galleria Vittorio Emanuele
scuola di giornalismo Univ. Cattolica
premio assegnato all’opera “A CENA SOTTO LE STELLE”
di Michele Alinovi – Martina Carnovale – Giuseppe Francaviglia – Andrea Prada Bianchi e Francesco Zaffarano
scuola di giornalismo “W:Tobagi” Univ. Statale
premio assegnato all’opera “IL BOSCO IN CITTA'”
di Wizemann Giorgia – Giulia Carrarinbi – Davide Gangale e Carlo Marsili
scuola di giornalismo Univ. Cattolica
premio assegnato all’opera “A CENA SOTTO LE STELLE”
di Michele Alinovi – Martina Carnovale – Giuseppe Francaviglia – Andrea Prada Bianchi e Francesco Zaffarano

1°PREMIO GUIDO MARTINOTTI

Bando di concorso indetto dall’Associazione no profit Quartieri Tranquilli e con la collaborazione del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca

Per la prima volta a Milano nasce un concorso giornalistico per raccontare in forma di inchiesta multimediale la città. L’iniziativa, volta ad accrescere la conoscenza dell’area metropolitana e a favorire lo sviluppo delle iniziative spontanee nei quartieri a sostegno dei bisogni della comunità, nasce come evento ideato e organizzato da Quartieri Tranquilli e dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Milano- Bicocca, che ha indagato per anni l’evoluzione del tessuto sociale cittadino.

Il premio che porta il nome di Guido Martinotti, uno dei grandi sociologi urbani contemporanei (a lungo docente e prorettore dell’Università di Milano-Bicocca e promotore della rinascita del quartiere come nuovo distretto culturale), sarà assegnato ai lavori più significativi degli allievi dei master di giornalismo cittadini. Gli studenti di Cattolica, Iulm e Statale si impegneranno in una ricerca sul territorio per scoprire e far conoscere l’anima solidale dei quartieri, vere cittadelle, rioni, borghi urbani dove ci si incontra, si condividono iniziative, si dà una mano a chi ne ha bisogno.

Milano, città contemporanea, aperta ai cambiamenti e alle naturali contraddizioni di tutti i grandi centri urbani, si scopre “paese” accogliente attraverso una rete solidale molto ricca di iniziative, per lo più sconosciute, portate avanti dai tanti volontari dei suoi quartieri.

Scopo del premio è la radiografia della ragnatela sociale tessuta dai cittadini, indagata con l’occhio critico, vigile e anticonvenzionale dello studente praticante di giornalismo. Trovare la chiave per scoprire e indagare il lato umano dei quartieri sarà il tema del concorso rivolto ai ragazzi che saranno liberi di esprimersi con le tecnologie oggi in uso in rete.

Tutte le opere previo accordo con gli autori potranno venire utilizzate a titolo gratuito a supporto delle attività istituzionali di Quartieri Tranquilli e del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Milano-Bicocca a tal fine utilizzate per la pubblicazione sui siti e per altre iniziative di promozione e diffusione degli enti promotori.

Scarica il bando di partecipazione cliccando QUI

 

La Festa è solo rimandata…

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Cari amici della Barona, vi comunichiamo che la festa “Fiori e molto altro” in favore di Officina Salute Onlus di Sabato 18 e domenica 19 maggio è stata rimandata causa maltempo… vi terremo aggiornati!

Leggi tutti gli articoli in Barona.

Tieni il tempo

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Chi non lo indossa per non sentirsi succube del tempo e chi invece non può proprio farne a meno: l’orologio è uno di quegli accessori con cui si ha un rapporto di amore e odio, ma di cui non si può proprio fare a meno. E proprio per questo, per evitare che a prevalere sia l’odio verso questo utile accessorio, il nostro consiglio è di sceglierlo di forma insolita e soprattutto colorato: lo guarderete con piacere anche quando non sarà necessario!!

Declutterig: che cos’è?

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I vostri cassetti sono talmente pieni che non riuscite più a trovare nulla? Stessa cosa per il garage dove tra un po’ se continuate ad accumulare roba non riuscirete più a trovare neppure il posto per la macchina? Forse è proprio giunto il momento di buttare via le cose vecchie che non vi servono più e iniziare a fare un po’ di spazio.

Proprio per questo, gli inglesi e gli americani si sono inventati “il decluttering”, il cui significato è“togliere quello che ingombra” e lo “Space cleaner” che è invece l’arte di riorganizzare i propri spazi e di conseguenza anche la propria vita distaccandosi da tutta una serie di oggetti che ci legano troppo al passato magari ricordandoci eventi spiacevoli. E poi si sa, vivere in mezzo al disordine certo non ci facilita la vita.

LEGGI ANCHE: Rinnovare il proprio guardaroba, senza mettere mani al portafoglio

Rimettere in ordine eliminando tutto quello che non serve più ci permetterà di guadagnare tempo prezioso: pensate a tutto quello perso al mattino mentre cercate le chiavi di casa e non riuscite a trovarle, senza contare la preoccupazione che questa cosa genera in voi data anche la fretta.

Sicuramente, dopo aver fatto spazio noterete che vi sentirete subito meglio e di buonumore.

Ma liberarci di ciò che non ci serve più a volte può essere davvero difficile nonostante si tratti di oggetti ormai inutili ma che abbiamo con noi da troppo tempo per potercene liberare senza pensarci troppo.

 Ecco quindi alcuni semplici consigli per un decluttering perfetto:

Cercate di realizzare una sorta di piano delle stanze da cui partire e, a seconda del tempo a vostra disposizione, riordinatene una per volta. Potete scegliere se dedicare al decluttering mezz’ora al giorno o se fare tutto durante il fine settimana.

Una volta scelta la stanza, a poco a poco iniziate a svuotare i diversi cassetti passandopoi alla libreria, alla credenza o agli altri mobili.

Selezionate bene il materiale recuperato perché magari c’è qualcosa che è ancora possibile recuperare: abiti vecchi, accessori vintage che non vi piacciono più, oggetti per la casa. In tal caso potete provare a vendere tutto su internet o nei tanti mercatini dell’usato che trovate in giro per le vostre città. Assolutamente vietato spostare tutto in soffitta facendo in modo che la roba vecchia inizi a sommergere anche quello spazio. Ricordate che affinchè il decluttering abbia un senso è necessario che le cose da eliminare escano dalla vostra casa.

Per dividere al meglio i vari oggetti potete attrezzarvi con alcune scatole di cartone in cui suddividere le cose da buttare, quelle da regalare e quelle da avviare alla raccolta differenziata.

In alternativa, perché non provate invece ad organizzare uno swap party con le amiche?Chiedete anche a loro di portare le cose che non usano più ma che possono ancora essere utili, e scambiatele. Avrete così dato una seconda vita agli oggetti.

Se invece vi siete resi conto di aver accumulato molti libri, potreste provare a donarli alle biblioteche o alle sale pubbliche di lettura del vostro quartiere oppure, semplicemente, potete regalarli ai vostri amici e familiari.

Una volta che avete messo per bene in ordine tutto, per evitare che il caos si riappropri delle vostre stanze, evitate di portare a casa troppi giornali o cataloghi: dopo averli letti e sfogliati, buttateli.

Infine, se proprio non siete riusciti a liberarvi di alcune cose, allora datevi almeno una scadenza per buttarle via. Mettetele tutte in uno scatolone e se dopo qualche mese vi rendete conto che quella scatola non è più stata riaperta, buttate o regalate tutto senza pensarci su due volte.